Cinematografo #1 The Master

non ci sono spoiler!

sono le 1,16 e niente, non riesco ad andare a dormire. questo sarà un post molto caotico. e conclusionato.
sono agitata infatti.
sono andata a vedere The Master, non mi è piaciuto, sono stata molto male. e quando dico che non mi è piaciuto non sto dicendo brutto. sto dicendo che mi ha provocato delle sensazioni, dei sentimenti negativi, fastidiosi, faticosi. provocato, causato, non dato. sto dicendo che in certi punti ho proprio sofferto.
le facce. ci sono un sacco di primi piani, e il protagonista era così bravo che io proprio gli ho creduto. questi attori qui sono talmente bravi che i dialoghi a stento li ho sentiti. ero troppo occupata a gestire il fastidio delle loro facce da persone disturbanti.
e quando a un certo punto, c’è una scena terribile -per me lo è stata- in cui doveva raccontare delle cose tenendo gli occhi aperti, lui, il protagonista, il personaggio soffriva tantissimo. e lui, quell’altro, l’attore, ma era sempre la stessa persona solo che se non li pensiamo sdoppiati allora ci sbagliamo, lui l’attore, faceva benissimo il suo lavoro di attore, era credibile, e infatti io gli ho creduto. e sono stata male. la sapeva fare benissimo la parte di quello che soffriva. e soffriva in un modo così sottile e disturbante che io sono stata male. l’ho già detto. ma male fisicamente. mi coprivo gli occhi. facevo i respironi. smettevo di respirare. e perciò poi facevo i respironi.
ho provato troppe emozioni. brutte. le facce. le facce dei pesonaggi, degli attori. già l’ho detto. come erano credibili per la miseria. che brutte persone. e  io ci credevo. e stavo male.
poi il protagonista, l’attore, il grosso del film è fatto del suo corpo. la sua posa, la camminata, la postura. se ci penso ora, riesco a dire, accidenti che bravo. ma mentre ero lì, quel suo modo di mettere le braccia, la schiena, gesù la sua schiena. no, non bella. per carità. la sua schiena per come lui la poneva, anche la sua schiena era triste, e terribile. io non sono strutturata per sostenere tutto questo dolore. il dolore degli altri intendo. un dolore visibile, addirittura nella postura di una schiena.
e la sua faccia, insisto, studiata per mantenere quel ghigno. quanto può avermi fatto star male quella faccia. ora posso dire, che grandissimo attore. ma mentre vedevo il film, no. soffrivo.
una volta ho sentito che di anna magnani si diceva che la sua faccia non aveva la pelle. era carne viva. e tu potevi vedere tutto di lei. senza filtri. ecco. così. senza filtri. e quando non ci sono i filtri le sensazioni ti trapassano. ecco. come frecce velocissime.

le cose belle di questo film sono i colori. e la composizione delle inquadrature. c’è architettura, equilibrio. pensato, voluto, cercato. le cose mi sembravano appunto, composte. forse è questo che mi ha permesso di resistere fino alla fine. quando riuscivo a distogliere lo sguardo dalle facce, dalle posture, mi godevo i colori e la tensione degli oggetti, e la prospettiva offerta dal regista.
dei dialoghi ricordo poco. è un film talmente penetrante e invasivo per colori, immagini e prove d’attore che se avessero recitato la lista della spesa non credo me ne sarei accorta.
ah poi soffrivo. dovevo tenere a bada le mie reazioni. non volevo essere troppo disturbante per chi era con me.

io dico sempre una cosa sui libri letti durante l’infazia che secondo me si può adattare anche per il cinema: è importante leggere da bambini perchè ci si immedesima con più facilità, si vivono emozioni che nel quotidiano non vivremmo mai, è un po’ come oliare l’anima e l’intelletto.

ma, dico la verità, io stavolta sarei rimasta volentieri scondita.

Annunci

5 pensieri su “Cinematografo #1 The Master

  1. Ipofrigio

    The Master a me è parso un grande film, non un capolavoro ma solo per un pelo; è di gran lunga la migliore pellicola americana che abbia visto negli ultimi cinque o sei anni, pur essendo così poco americana nel protocollo narrativo, visto che allo spettatore non è dato niente che lo «accompagni» e gli indichi una possibile d’interpretazione del testo Ciò nonostante, è proprio un film sull’America e sugli anni Cinquanta – fra le altre cose.

    Le reazioni che ti ha causato (un po’ inconsulte, ma insomma, come si dice con espressione scostante, questo «è un problema tuo») sono quelle che ci si dovrebbe aspettare da un’opera d‘arte. Non dovremmo dimenticarci che il cinema, oltre che un passatempo divertente o un videogioco, può essere arte e che infatti lo è stato spesso, ed evidentemente tu non lo hai dimenticato.

    Ho trovato imperdonabile l’avere doppiato, nel prefinale, il maestro che canta On A Slow Boat to China cercando di sedurre per l’ultima volta Quell: ho abbastanza presente la voce di Philip Seymour Hoffman (un basso vellutato, ricchissimo di sfumature) per immaginare che nella versione originale debba essere una scena straziante e straniante. Qui risulta di una bizzarria incomprensibile e anche un po’ ridicola.

    Degli attori hai detto bene tu; una nota di merito per quella che interpreta quella specie di Lady Macbeth della moglie del maestro, un’interpretazione sottilissima.

    È vero anche quello che dici della cura dell’inquadratura. Credo che l’intenzione di Anderson fosse di creare immagini monumentali per schiacciare lo spettatore, e per questo ha girato con il formato a 70 mm. Io purtroppo ho visto il film su uno schermo piccolo, al cinema Colosseo, in una sala vuota.

  2. Ipofrigio

    Ancora una cosa: bellissima la colonna sonora con le canzoni d’epoca (o un po’ prima, ce ne sono due di Duke Ellington dei primi anni Quaranta) ma anche per la musica originale di Johnny Greenwood, che, ho appreso non senza sorpresa dall’internet, fa parte di un famoso complesso rock inglese.

  3. Ipofrigio

    mi ha provocato delle sensazioni, dei sentimenti negativi, fastidiosi, faticosi. provocato, causato, non dato.

    Ecco il punto! Ecco lo scarto rispetto ai film di un miserabilista sopravvalutato come p.e. Haneke, che ti serve (ti dà) il disagio, la sgradevolezza e l’infelicità in una elegante preparazione, perché venga consumata sul posto e, D*o liberi, non portata con sé a casa!

    Anderson, come già in Magnolia e Il petroliere, fa in modo che tu reagisca con un disagio che è tutto tuo, personale, ma informato dalle sue immagini (prima ancora che dalle sue parole); dalle sue geometrie, dai corpi degli attori che si torcono e si deformano nel tentativo inutile di evaderne.

    Forse hai capito il film meglio di quanto credi.

    Si capisce che The Master ha suggestionato molto anche me?

  4. laphilo Autore articolo

    mantre il master cantava, la scena era grottesca. non avrebbero dovuto doppiare. sì le musiche belle belle. poi dimmi una cosa, non mi far andare su gooogle… c’era una canzone con la musica di chopin? e sto sognando?

lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...