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IL post che ti racconta i regali di natale del 2012, ovvero il post della piccola fiammiferaia

Allora, cominciamo col dire che io coi regali sono abbastanza sfigata. La mia famigliastar-wars-pigiama sostiene che è meglio andare alla guerra piuttosto che pensare a un regalo per me. Ma comunque si cimenta maldestra nell’operazione. Mia mamma ogni anno tenta di sfuggire all’ingrato compito dicendo: e se ti do dei soldi e decidi tu cosa comprarti? che poi se scelgo io tu non sei mai contenta lo so già! ma io mi rifiuto. se mi vuoi fare un regalo allora ti devi mettere un momento seduta in raccoglimento, pensarmi intensamente e partorire un idea. che tu dici vabè, tua mamma di parti con te ne ha fatto già uno ben più complicato… e invece no. tu donna che vuoi regalarmi un regalo a natale, tutti i natali, un poco devi soffrire. ma i soldi no. mi sta anche bene nessun regalo. io mica pretendo, ma se tu mi vuoi regalare allora applicati.
e mia mamma si applicò e partorì, duepunti, un pigiama. tipo i pacchi degli aiuti umanitari. tipo quelli delle bancarelle coi panni americani. ce le avete voi al le bancarelle coi panni americani? no però è di un bel cotone, questo sì. che mia mamma ci tiene alla qualità.
antisesso eh? questa è stata la domanda della mia amica C, eccerto, ho risposto.
che un pigiama serve sempre a’mamma. ma è da maschio! eh ma tu niente pupazzi, niente fiocchetti, niente fiorellini, niente frasche…restano solo i pigiami da maschio.  vabè, lo userò credo. nelle notti gelide milanesi sfilerò per casa col mio nuovo pigiama da maschio blu a righine bianche, antisesso. precisiamo. (no, la foto del pigiama no, questo non è un blog che mostra le sue vergogne)

mia sorella. mia sorella è una precisa. se ti vede che ti aggiri nella tua vita disorganizzata essa ti riprende, s’indigna e t’impone una condotta responsabile, sicura e irreprensibile. la sua. antefatto: eravamo ai tornelli della metro, lei si lancia sicura con la sua tessera posizionata nella tasca strategica della giacca e oltrepassa volteggiando il tornello, io, mentre lei a grandi falcate imbocca l’ingresso della metro, io sto ancora là ferma con tutte e due le braccia tuffate nella mia borsa assolutamente PRIVA DI TASCHE a cercare il biglietto… ira funesta con annesso cazziatone e MA IN CHE MONDO VIVI? fine dell’antefatto. questo accadeva anni fa. ora le è giunta voce che non solo mi aggiro nella mia nuova vita milanese con la stessa borsa PRIVA DI TASCHE, è bella assai eh, io mi affeziono, ma che non ho nemmeno un portafogli, ho una pochette con i soldi tutti stropicciati DSC00076dentro e le tessere mischiate agli scontrini ecc. la sua indignazione ha fatto tremare la terra. nientedimeno. mi ha regalato un portafogli con talmente tante tasche che pare una cartucciera. lo userò giuro. devo solo organizzare il pensiero, svuotare la pochette, decidere quali scontrini buttare, sì pure a quelli mi affeziono, e traslocare tutto nella nuova casa/portafogli.  ma forse chiamo una ditta. (nella foto, la mia bellissima kapadaglio, la lampada dell’ikea.)

Terzo regalo da piccola fiammiferaia che deve essere salvata: io quando parlo devo stare attenta perchè poi la gente finisce che mi ascolta, mi prende in parola e agisce. Antefatto:  questo mio amico milanese viene a sapere da me, ma io non mi ricordo assolutamente di averglielo detto, ma per forza io devo essere stata, viene a sapere che io non solo non ho spazio nel mio pc per scaricare la musica (ciao Siae!) ma che non ho nemmeno delle casse, uso quelle incorporate in questo cosetto minuscolo dei puffi da cui scrivo. esso, il mio amico,  s’indigna, gli si stringe il cuore per la tristezza mi racconterà poi, e forse gli faccio pure un po’ pena che mi regala una piccola cassa (con astuccio fantastico che userò per i trucchi per la borsa!) che si mette a molla sullo schermo e una penna usb con un fantastiliardo di megagiga di musica dentro. e io ho pensato, nientedimeno che pena devo averti fatto. torno a casa, infilo la penna nella presa usb, attacco la cassa sullo schermo e accadono due cose di stupore,DSC00075 contemporaneamente, la prima:  il pc si catapulta all’indietro per il peso della cassa, la seconda: la musica. c’è di nuovo della musica nelle mie orecchie. cioè non è che io non abbia più ascoltato musica da quando ho questo pc. è che io ho ascoltato musica IN questo pc. ma tutto quello che sentivo mi pareva una cover degli Intillimani. e poi, come per magia, con la cassa nuova che ha fatto fare la capriola al pc, le mie orecchie si sono fatte un pianto di gioia, le note, i suoni, gli armonici! no vabè mò non esageriamo… ma comunque, abbiamo alzato tantissimo la qualità del suono, e aperto nuovi e  interminati spazi per stipare altra musica. (nella foto sempre protagonista sullo sfondo la mia kapadaglio!)

io invece, mi sono regalata questa torre di pisa.

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IL post del Natale a Milano

Natale a Milano, ll primo senza millemila parenti, senza viaggi interminabili in treno fino a Caserta, in aereo fino a Napoli, o in macchina con i famosi passaggi da emigrante, quelle macchinate di gente che a stento si conosce , che alle feste comandate stipa le macchine di emigranti fino alle rispettive uscite dell’autostrada, Caianello nel mio caso, coi padri in attesa ai caselli che telefonano ogni 5 minuti, a che altezza state? Che poi non si torna subito a casa no, si fa la chiamata in cucina per sapere se manca qualcosa, no non manca niente, spè ma l’avete presa la mozzarella? vabè già che state prendete un altro poco di pane, ne abbiamo solo 3 kili, non si sa mai.
Il primo natale che mi sono svegliata e non c’era odore di ragù, ho messo la moka sul gas senza dover spostare il pentolone della minestra di scarole con le polpettine, quelle minuscole che ogni anno io e mia sorella diciamo dai compriamo la macchinetta che fa le polpettine, no, smettetela, a mano si devono fare che vengono più buone.  e non c’era da spostare nemmeno la tiellona di terracotta col ragù tuppiante, o la teglia con la genovese, non c’era mio padre in giro a contare le sedie, spostare il divano per fare spazio ai tavoli, accendere l’albero per fare atmosfera, ma quanti siamo quest’anno ma si può sapere?  conta una ventina. si ma 20, 21, 23, quanta gente siamo? vabè conta 25 al massimo stiamo più larghi. Ma tu (io) ancora in pigiama stai? e spicciati che bisogna apparecchiare la tavola. Avete incartato tutti i regali? Papà ià accendi il camino, no accendilo tu che sei più brava, ma fa freddo non voglio uscire a prendere la legna e poi sto ancora in piagiama. E spicciati! E ancora: prendete un tovagliolo grande per zio senò poi si macchia la cravatta col ragù, e i bicchieri, li avete puliti i bicchieri? Scendi in giardino a’mamma e prendi un po’ di rami di pino per decorare la tavola, ma no ià che fa freddo e poi sto in piagiama! Ancora??? e spicciati a’mamma che mò arrivano tutti!

Niente, silenzio. Nessun siparietto natalizio, la mia cucina vuota, io seduta in poltrona in pigiama, eh sì, certe abitudini non cambiano, i fornelli inattivi, tranne quello timidino con la moka, che sisà, il caffè deve salire lento lento…. nessun odore, nessun suono. Anzi no, un suono sì, uno dei condomini è una settimana che prova i notturni di Chopin. pure la mattina di natale. si vede che è studioso. e chi lo sa chi è.
Ma non ero per niente triste, anzi,  cara Milano, è tutto merito tuo, un natale nuovo, con pochi suoni, molto meno cibo del solito, tutto tranquillo. Dopo le settimane di lavoro in libreria ci voleva.
Mi sono goduta il caffè della mia nuova vita milanese come il primo caffè dell’emigrante che torna dall’australia dopo 20 anni e ritrova i suoi sapori.
Solo che io non sono tornata. Sono rimasta.
Ma non poteva durare troppo questa pace, cara Milano, non ti credere che i miei genitori si fanno fare fessi da te, dai tuoi ritmi… sì essi sono venuti a Milano, perchè se maometto non va alla montagna, la montagna si mette sulla macchina e si fa pure la coda a barberino per vedere a maometto, ma prima passa a prendere la mozzarella però.
Dovevano venire a prendermi alle 11 per andare al lago di Como.
Ore 9,30 driin! buon natale a’mamma sei pronta? no sto bevendo il caffè. ià scendi, colazione facciamo per strada. no ià che è presto, salite che non sono pronta e poi… sto ancora in piagiama.
e spicciati!