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Decidity

Che faccio?!
Ricomincio a scriverci qua dentro? O continuo a fare finta che questo posto non esista? E che sedermi a scrivere è davvero l’unica cosa che ho fatto sempre senza fermarmi mai tranne adesso? Faccio finta? Cambio il nome del blog? O resto in bilico nella terza città come (ancora) nel mio quotidiano? E poi, me li taglio i capelli?  E ancora, cos’ altro ancora?
Continua tu.

Il post che ti racconta che sono tornata a casa

Sto leggendo le bozze di un libro che sta per uscire.
a un certo punto il protagonista, non lo so se resterà protagonista, sono solo all’inizio del libro, insomma il protagonista ha appena cambiato casa e dice, no lo dice l’autore, l’autore dice che cambiare casa ti da quella sensazione di vuoto pneumatico.

io ho fatto un conto rapido, da quando avevo 8 anni, prima volta che ho cambiato casa, ad oggi, che ne ho 34, avrò cambiato casa una ventina di volte.

il vuoto pneumatico. il protagonista, non lo so se resterà il protagonista, questo vuoto pneumatico temo che sia una sensazione di, come dire, azzardo la parola inquietudine.

ebrezza. io ho sempre trovato la parola ebrezza ogni volta che ho cambiato casa. sapevo che non sarebbe stata l’ultima. gli spazi nuovi, il quartiere, i bar da scoprire, le colazioni da testare, scoprire “come la luce del mattino bagnava il pianerottolo“, quanti passi ci sono dal letto al bagno e dal bagno alla cucina. quante mensole ci sono per i libri. quanto muro libero c’è per aggiungerne altre, di mensole.
ebrezza. come una specie di viaggio.

poi sono tornata qua. per restare. ho aperto la libreria, che si fa sempre ogni giorno più bellina.
ed è arrivato, il vuoto pneumatico. perché tornare per restare non è una specie di viaggio. e una specie di vortice. da ferma. e il vortice fa il vuoto, pneumatico.

su yahoo answers ci sta pure la domanda: Che significa vuoto pneumatico?
vuoto spinto.
che è come dire audace. vuoto audace.

non ho ancora preso le misure. non lo so quanti passi ci stanno dal letto al bagno, e la cucina è lontanissima. al bar non ci vado tanto nè ho messo i libri sulle mensole. stanno ancora imballati.
la luce entra nella mia stanza ma non lo so che giro fa, io non la vedo perché sto in libreria tutto il giorno. nel mio quartire ci sono altre case e persone che non conosco. non si sentono più i cani lontanissimi di notte nè si vedono più le civette sulle antenne. faccio colazione a casa, immergo due macine schiena a schiena nel latte scaldato nel microonde. tutte le mattine. mi alzo presto per fare una colazione di un’ora. guardo Agorà che mi racconta i fatti della politica del giorno prima.
poi mi metto in macchina e guido fino in libreria, ogni mattina mi spaventa la stessa curva, lo stesso tratto di strada asfaltato male. le macchine vanno velocissime, io no. vado piano, non mi piace guidare. vorrei andare a piedi e godermi il tragitto, pensare ai fatti miei.
poi arrivo in libreria alzo la saracinesca e trovo il sole che bagna lo scaffale di letteratura fino in fondo.
e passa tutto.

Controvento, si chiama Controvento questa libreria

vudivùStavo pensando che tra i lettori di questo blog c’è gente che mi conosce da quando questo blog stava su splinder e  veniva scritto a Perugia in ViadellaViola, quando lavoravo all’Einaudi e raccontavo le mie avventure di neo libraia.  Stavo pensando che è proprio grazie al blog che ridendo e scherzando ho scoperto il gusto del racconto, di quello che si legge certo, ma soprattutto di quello che si scrive.
E niente, volevo dire grazie. Che un blog non è niente se non c’è nessuno che lo legge.

fine delle righe piagnone. parliamo della libreria!!! :D

screensitoI più furbi di voi avranno colto la citazione nel titolo, (@Marco Bertoli pure tu l’hai colta non fare il finto tonno)…
Dall’ultimo post ci sono un po’ di novità:
abbiamo il sito:   www.libreriacontrovento.it  ci sono un po’ di informazioni e l’immancabile blog  con il racconto del perché ho scelto proprio la parola Controvento, c’entra Trieste, la bora, i salti nel vuoto…
Credo che per un po’ scriverò lì. Poi a un certo punto quando mi sarò acquietata… ricomincerò qui a scrivere i fatti miei. state tranquilli, a un certo punto riavrò una vita.

C’è anche la pagina facebook che fa così: http://www.facebook.com/LibreriaControvento

Sto lavorando al catalogo, sto perdendo diottrie, non sto uscendo di casa.
Per farvi un’idea di quello che troverete sui banchi a natale Ieri sera sulla mia bacheca di facebook ho scritto:
mentre voi vi siete goduti il finesettimana qui abbiamo prenotato le robe che si vendono a natale e che ci fanno pagare l’affitto, i classiconi sempreverdi che si vendono un tanto al kilo. e poi se gli anni scorsi era: “purchè si parli di cucina” e via di spezie, cannelle varie ingredienti magici, e quest’anno la sensazione è: poche chiacchiere, purchè si parli di sesso.

Ho attivato il tasto Seguimi sul mio profilo facebook, se volete ci vediamo lì :-)

A che punto siamo con #aprounalibreria

spazioletturamodificatoFacciamo un riepilogo.

Ho deciso il nome.  (chi sa, taccia)
Ho trovato il locale, ci ho messo 5 mesi.
Ho tutti i documenti, ci ho messo un mese.
Ho trovato banco e scaffali. Ci ho messo un altro mese.
Ho deciso il colore.
Sto cercando un elettricista, un imbianchino, un sistema per illuminare.
Stasera abbiamo finito il sito -sempresialodato chi mi ha aiutato-.
Sto aspettando che mi attacchino la luce.
Sto decidendo quale contratto telefonico fare, ma soprattutto con chi.
Ho scritto i progetti per le scuole.
Sto cercando un accordatore per il pianoforte. Sì ci sarà un pianoforte, verticale, per ora.
Sto selezionando musica per la playlist della libreria. Fatevi avanti se ne sapete.
Che più? C’è tutto? Ah! Non notate niente di strano voi che leggete? Non manca niente? Dite che c’è tutto?
I libri! Mancano i libri. Eh. Tutto sto teatro per aprire una libreria e ancora non parliamo di libri, il catalogo, la letteratura. ..
Da domani se tutto va bene posso mettermi a studiare il catalogo.
E dovrei mettere il sito online con il primo post in cui racconto perchè la mia libreria si chiamerà…
:D

nota: per la foto in alto -anteprima del mio spazio lettura- nessun grafico è stato maltrattato…è opera mia!

Strascichi (o strascìni*!?) del parlar di librerie

per la traduzione e l’uso della parola strascìno chiedete ai vostri amici napoletani :-)

526637_579640118735883_2035935240_nSto aprendo una libreria, lo sanno anche i Babilonesi ormai, il post qui sotto che linka un mio post per il blog Cose da Libri sta avendo ancora un po’ di strascichi, tra consigli e polemiche, soprattutto polemiche, ho la casella di posta ancora in attività…

Esiste un prima e un dopo quel post. Dalla sua pubblicazione sono arrivati molti contatti interessanti, librai soprattutto, che lavorano lontano ma con i quali ci stiamo scambiando esperienze. Aspiranti libraie, uffici stampa, scrittori, genti dell’editoria. Bene. Tutte persone con cui dialogare. Per quanto il settore sia in crisi, il desiderio di libri, e di luoghi per i libri, non lo è affatto.
Ho l’agenda piena di appunti scritti in seguito ai commenti e ai suggerimenti di tutti quelli che hanno letto il post e l’hanno fatto girare su facebook e altri socialnetwork.
La condivisione delle esperienze diminuisce la possibilità di errore, ma soprattutto apre la mente.
Dopo anni di lavoro ho il mio punto di vista, che si è formato però solo sulla mia esperienza, nelle librerie in cui ho lavorato e con i lettori che ho incontrato. Non è sufficiente.
Ogni libreria è un microcosmo, un mondo a sé, con i suoi spazi, le sue regole, i suoi ritmi. Da Aosta fino a Lampedusa ( che intanto ha una biblioteca e speriamo presto anche una libreria…) si lavorerà in modo diverso, perché i luoghi, i lettori , soprattutto i lettori, sono diversi, i bisogni e i sogni…sono diversi, e allora i librai sviluppano un modo di lavorare plastico, duttile.
43ff8228108a3d18a5561926b71f8ef8La libreria è un’entità liquida che si adatta al suo contenitore, al mondo che la accoglie, alle voci che arrivano dalla strada.
E per tenere sempre la porta aperta, anche metaforicamente, è importante, secondo me, che librai e lettori si parlino e si scambino esperienze, sogni, consigli e progetti.

Nel prossimo post parlerò di come vorrei il sito web e poi man mano di tutto quello che ha a che fare con l’apertura di una libreria…
perché sì, finalmente, ho trovato il locale!

Nota: nella foto in alto a destra leggevo Foto di Gruppo, Gek Tessaro ed. Lapis alla libreria Utopia di Milano.

Mi chiamo Filomena Grimaldi e picchio duro: di librerie, strategie e biglietti d’ingresso

Ho scritto una cosa in cui si parla di librerie, di eventi, e speriamo, anche di futuro.

cose da libri

ticketFilomena Grimaldi è una libraia, fino a maggio scorso curatrice di eventi alla libreria Utopia di Milano. Quella che segue è la sua opinione sul presente e sul futuro di librerie e librai, ispirata dalla notizia della chiusura della libreria Largo Mahler, che “cose da libri” ospita con grande piacere. Cosa ne pensate, o lettori? Intanto grazie a Filomena (troverete un suo profilo alla fine del pezzo) per aver condiviso le sue riflessioni controcorrente.

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È recentissima la notizia dell’ennesima libreria che chiude per sempre, e io sono qui invece, a cercare il locale giusto per aprirne una, in provincia.
In molti mi sconsigliano questa impresa folle, ci sono gli ebook, gli Italiani non leggono, il mercato è in crisi eccetera eccetera. Sì, il mercato è in crisi, vero, ma crisi non vuol dire che questo mercato stia scomparendo – si veda l’affluenza sempre maggiore ai festival di letteratura… –…

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Live in Cagliari

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Appena arrivata mi ha accolta il sole e nemmeno un alito di vento.
L’uomo delle chiavi di  casa mi ha raccontato tutta la cittá prima di arrivare alla casina, e sotto il castello si è fermato per ricordarmi tutte le terrazze e le vie e i belvedere e i baretti e i ristoranti …sissì tutto bellissimo, ho capito tutto ma adesso andiamo diobuono che mi scappa la pipì!
Gli volevo dire, ma per fortuna deve essersi accorto che stavo diventando blu e ci siamo diretti verso casa.
La casa è una casina che ci

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resterei a vita, c’è il bianco, la pietra sarda e dei corrimano che ogni volta che passo ci faccio una carezzina.
Sono andata subito a vedere il quartiere del castello, che sta in alto.

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Le  cose belle erano: le ringhiere in ferro battuto, mi è venuto male al collo per guardarle tutte, le strade vuote all’ora di pranzo, la signora che parlava sola col gatto, le scritte sui muri, i turisti stranieri e silenziosi e la chiesetta ortodossa

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della Speranza.
Mi sono fermata a guardarla perchè dentro c’erano 4 signore russe col fazzoletto in testa che se ne prendevano cura, spolveravano col pennellino e lucidavano il candelabro come se stessero facendo una carezza a un figlio. Mi hanno sorriso, mi sono coperta la testa e sono entrata. C’era odore di fresco, una cantava e il prete con la sua tunica nera stirata aveva una faccia idratata e bella come una piazza.
Sono uscita  contenta.

La sera ho orbitato intorno alla zona dell’ostello, c’erano i giovani, i baretti, il wufi la musica e fiumi di icnusa… Ho fatto amicizia e ho comprato del fritto, non so bene cosa…ma era fritto da mangiare sui gradini della chiesa con l’icnusa. La signora col bastone mi ha ripresa, non sta bene mangiare fritto sui gradini della chiesa, mi ha detto. Intorno c’era pieno di americane scosciate e genti pomicianti, ma lei no, il fritto del diavolo non lo voleva.
Poi ho avuto sonno, ho dormito ed è arrivato domani, che poi era ieri.

Sardinia blues

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Cara Sardegna, sei bella, me ne sono accorta dall’aereo che non ha puntato su Olbia per farci scendere subito,  no, ha un poco deviato a sud così abbiamo visto montagne strade e colori.
Le autostrade del cielo sono imprevedibili, fanno dei giri immensi e poi ritornano, a Olbia, per fortuna.
Giriamo per le spiagge in cerca del tesoro, chi ci dice la direzione

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inizia il racconto con un sospiro.
Nell’autobus versiamo speranze che sanno di poco, lo prendiamo all’andata, soltanto.

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Il ritorno è fatto di onde, di blu, di incontri sperati, di chioschetti all’ombra, di attese in strada coi pollici in su.
A proposito dio delle vacanze, proteggi il bel giovane che oggi ci ha portate qui, e già che stai, digli pure di venire a riprenderci, con la merenda.

P.s. Spirito guida che ci aspetti  stasera, con la parmigiana, vieni nel mare anche tu!

Beneveita #Sardinia

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Per buona creanza non le metto le foto del mare di sardegna, per rispetto di voi che state tristi nelle vostre case al caldo umido a mangiare insalta di riso del discount.
Il mare quando è bello così, ti senti come se fosse la prima volta.
Non è calmo. Non è una tavola blu. È la tavolozza di Van Gogh. É la notte stellata e il campo di girasoli nella stessa tela.
C’è il vento che smadonna i colori, le onde pennelli che ridisegnano il punto di vista.
Il mare, quand’è così, ti si rivela.
Ho fatto i salti nelle onde, di pancia, di testa, di schiena. Mi sono guardata le onde, una alla volta, e ci ho fatto amicizia. Quelle migliori le ho prese di sbieco, come la vita.
Stiamo bene. A casa nostra ci sono fiori rossi, ombra del nespolo e pomodorini.
Quando siamo arrivate c’era un cartello: Beneveitas! c’era scritto.
Anche a te, Sardinia, ho risposto.

Due sogni, il libano, la birra

felliniStanotte ho sognato che viaggiavo in un tram di Milano, quelli nuovi,  con la mia famiglia, solo che le rotaie non erano a Milano, solo il tram era di Milano, le rotaie erano in Libano.
Viaggiavamo su un tram di Milano per i paesaggi del Libano. Erano bellissimi, sapessi disegnare dipingere colorare, farei un quadro che andrebbe esposto al MoMa, per quanto erano belli.
Mentre viaggiavo sul tram di Milano per i paesaggi del Libano, facevo delle foto col mio telefono, ma venivano troppo contrastate e allora mi ricordo che ho pensato, che le faccio a fare, quando le rivedrò tutto questo contrasto mi sbaglierà i ricordi. E’ meglio che chiudo il telefono in tasca e mi concentro bene a guardare così non me li dimentico, tutti questi paesaggi.
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