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A day in the life

nota: questo post è stato scritto ieri mattina, epperò poi non mi andava internet e non ho potuto postarlo.

Ci siamo. è oggi.
altro che festa del libro, del diritto d’autore, san jordì,  eccetera, oggi in tutto il mondo si festeggia il mio compleanno, essì in tutto il mondo, perché se per esempio mi trovassi in giappone sarebbe comunque il mio compleanno, o sulla luna, o che ne so, nella terra del fuoco.  il mio compleanno è ovunque, il 23 aprile.

nella mia famiglia le ricorrenze si festeggiano assai, ecco perché tutto sto teatro intorno al mio compleanno, no veramente il teatro è nato perché il mio compleanno per quanto mi svegli la mattina piena di gioia, poi finisce che a fine serata sono tristissima per i regali orribili che ho ricevuto. io ogni anno, faccio la conta dei morti.

il giorno del compleanno quando ero più piccola, ero dispensata dal fare le cose in casa, che erano preparare la tavola per la cena, lavare la frutta e sparecchiare. ecco, io non dovevo partecipare a questo rito terribile, soprattutto lavare la frutta. ero dispensata totalmente. ah e mamma mi cucinava le mie cose preferite, soprattutto le patate fritte.
a scuola se era il mio compleanno, a parte che si portavano le pizzette la cocacola e la fanta per festeggiare coi compagni, ma la cosa più importante era che nessuna maestra ti chiamava alla lavagna, e così fino al liceo. professorè oggi è il mio compleanno, ah vebbè non t’interrogo.
all’università niente, finisce la festa. non ti spetta più nessun privilegio. figuriamoci al lavoro.
epperò i forum di cucina a cui mi sono iscritta quando cucinavo assai mi hanno mandato tutti gli auguri, e pure libreriauniversitaria con un buonosconto. amazon no.

a casa mia invece ancora questo giorno è importante. mi telefonano tutti gli zii le zie, i cugini no, sono dispensati, tanto ci pensano i genitori, mamma e papà mi telefonano dicendo all’unisono nella cornetta: auguuuuuri, e io graaaazieeee, e poi mamma dirà e che fai oggi eh? festeggi? e papà: e che ti cucini? bò non lo so poi vedo. e farà una voce tutta interdetta: ma come?! oggi è il tuo compleanno!

più sopra ho accennato ai regali, ai regali di morte che ogni anno ricevo, c’è un post qui sotto e un altro più sotto ancora con il racconto dei regali terribili che infestano questo giorno così importante.
ecco, come ogni anno, anche quest’anno non è da meno. i regali di morte.
ho appena ricevuto una telefonata da zia, (ciao zia) che festante mi annunciava, duepunti: ti ho comprato una bella camicetta rosa coi volàn!

un minuto di silenzio per il volàn.

siete morti? io per un momento sì.
non solo, rosa, ma pure i volàn.  i volàn. sapete cosa sono i volàn? sono delle robe da femmina foufrou.
starebbero bene con la borsa di cavallino secondo me.
non posso fornire prova fotografica, ma spero vi arrivi tutto il mio scoramento…

un amico mio, per sfottere, invece mi scrive:
Ti ho anche comprato numerosi regali assai costosi: fiori di nylon, borsette di pelo di cane, una crociera in Lituania, un disco di musica acusmatica, sei buste di pasti giapponesi liofilizzati, un cuore che ho personalmente realizzato all’uncinetto, sei lattine di birra Poretti, il Meridiano Mondadori di Luciana Littizzetto e un abbonamento al Circo di Barcellona.

siamo solo a metà mattina. e la giornata e assai lunga…

edit: nel frattempo ho ricevuto dei regali bellissimi che quindi non fanno notizia.  sisà, la bellezza non fa cronaca, non tiene ironia, manca di pathos.
per amor della letteratura (…) dobbiamo sperare quindi che arrivino altri regali, brutti, così potrò scriverne.

si avvicina pericolosamente

il mio compleanno.

aneddoto.
l’anno dei miei 24, proprio quello della torta piena di candeline che non riuscii a spegnere in un sol soffio (qualche post più sotto c’è tutta la storia) , tornai a casa a sorpresa dall’università, il giorno prima. mamma mi fece la torta e io chiamai gli amici miei per dire: venite che ci mangiamo la torta.
ma tipo nemmeno un’ora prima dell’appuntamento.
e quelli, gli amici miei, poveretti, non ce l’avevano il regalo. e fecero tutti, ma dico tutti, senza mettersi d’accordo, senza una telefonata, un sms, un mail, niente, fecero tutti la stessa pensata. mi portarono un mazzo di fiori. uno a testa.

mi piacciono a me i mazzi di fiori?
nooo.
ma tutti eh. tutti col mazzolino , tanto che maria la fioraia ancora m’abbraccia quando mi vede.
mi pare l’inaugurazione di un negozio. disse mio padre.

un altro anno mia mamma mi regalò una borsetta rossa con la parte anteriore fatta di pelo di cavallino. si avete capito. no, mia mamma non è roberto cavalli.
me la regalò dicendo: tanto lo so che non ti piace, ma almeno sto con la coscienza pulita sapendo di avere scelto una cosa alla moda.
su quale pianeta le borse di cavallino siano andate di moda ancora me lo sto chiedendo. andai a cambiarla e mi feci fare un buono. non c’era nemmeno una borsa che mi piacesse. alla fine il buono l’ha usato mia mamma.
ve l’ho detto che i miei compleanni sono una storia triste.

un altro anno, non mi ricordo chi, mi regalò una borsa fatta all’uncinetto, a righe bianche e blu con dei frutti pendenti, tutti colorati, sempre fatti all’uncinetto.
no, non avevo 3 anni, ero sempre all’università. adesso la usa mia nipote, 3 anni (lei sì), no nemmeno lei la usa, non tiene il coraggio,  ci gioca, è la borsa della la sua bambolina.

tra qualche giorno è il mio compleanno.  ne faccio 34.
ho 3 capelli bianchi, uno a sinistra della faccia e 2 a destra. proprio all’attaccatura. mia sorella i suoi 3 o 4 se li tinge la mattina col mascara. mamma ha iniziato a farsi l’hennè pochissimi anni fa. ma solo perché quelli bianchi parevano fosforescenti sul nero corvino.  ho due rughe sulla fronte, le rughe di quando la fronte si aggrotta. il mio amico coreano mi diceva che non devo aggrottare la fronte,  perché così svio le energie. esse, mi diceva, vanno da su a giù in giro per il tuo corpo, ma se tu aggrotti la fronte, crei delle linee orizzontali che ostacolano la libera circolazione del flusso.
va bene ci dissi, aggrottando la fronte.

non lo so come andrà questo compleanno, so che c’è già un regalo pronto per me, so che ce ne sono alcuni in preparazione, so che ho creato delle ansie.

io nel dubbio, vado a ballare il tip tap.