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Tema: ti sei comprata il Kindle, eh, e mò?

kinderMi sono comprata il Kindle.
Non l’ho fatto prima non per questioni ah io l’odore della carta. No, pigrizia. Paura di spendere soldi che non avevo, no ma più la pigrizia. Come per lo smartphone. Pigrizia. Poi un giorno mi sono decisa, e l’ho comprato. No, bugia. Ci ho messo 6 mesi per decidermi. Forse non era nemmeno la pigrizia. Era una cosa nuova, e dovevo un po’ studiare per decidere. Aifono o non aifono? e se non aifono, che scegliere? Ogni volta che facevo finta di andare, mi capitava qualcosa, il negozio era chiuso, c’era troppa fila, la mia carta non andava bene… Alla fine l’ho comprato, lo smartofonino. E’ stato facile. Anche grazie al tifo che ho ricevuto.  E pure il kindle, è stato facile, ma senza tifo però.  Lo so che ci guarderemo per una settimana, me lo terrò sul comodino e non gli darò da mangiare. Che gli do da mangiare? Che dieta gli farò seguire? Con lo smartofonino mi sono data una condotta, per usarlo in modo intelligente, e pure col kindle mi voglio dare una condotta. Che cosa ci voglio leggere lì dentro? I classici? no. Sicuro i classici no. E perchè no, perchè i classici, se mai avrò dei figli, voglio lasciarglieli in eredità. Oddio forse non tutti. Ci posso leggere quei classici che bisogna aver letto per stare al mondo, quelli che mi possono servire al lavoro, che tanto si trovano gratis.
Che io, se ci penso bene,  solo i libri posso lasciare. I miei libri. Quelli sottolineati.
Questo ciò.
Quando leggo un libro che poi dentro, tra le righe, ci lascio il cuore, i pensieri, le righe di sottolineatura a matita, poi voglio prestarlo. Voglio prestare proprio quella copia lì con le mie sottolineature, con la mia lettura dentro, con le pagine che pesano di più perchè alla carta e all’inchiostro s’è aggiunto il peso del mio guardo. Sì lo so, ho detto una cosa romanticona da ah io l’odore della carta. Ma no, che poi la carta puzza, fatevene una ragione e gli inchiostri sono tossici. e la stampa la fanno in cina! State piangendo eh?…
Alla fine faccio la libraia di carta, mi sarà concesso un po’ di sentimento o no? (prima di restare disoccupata come i venditori di dischi…che i dischi ci sono ancora, ma i venditori di dischi pare di no)
Forse ci leggerò i libri per diventare più intelligente. I saggi, le cose di scuola. A sì, tra poco riandrò a scuola, ma questa è un’altra storia. O i gialli. Ci leggerò i gialli, i romanzi che devo leggere per lavoro, no quelli no che al lavoro li prendo gratis…ci leggerò, non lo so che ci leggerò, appena lo capisco lo dico.
Di sicuro avrò tutt’e due. Carta e pixel. Come la musica. Adesso mi voglio ricomprare il giradischi. Che quello che avevo a casa è morto. Voglio il giradischi e mi voglio comprare i dischi. Dischi di cui ho gli mp3 e il cd. E voglio pure il disco. Per esempio adesso mentre scrivo sto ascoltando questo. Dice vabbè, grazie. Sì, appunto. Prego.
Ma meglio di me lo spiega Matteo B Bianchi, il perchè voglio tutt’e due, il pane e le rose, leggete che scrive:

La domanda che si pone però è un’altra: perché tra un libro di un autore che amo e il suo corrispettivo ebook non ho un attimo di esitazione nella scelta di acquistare il primo? Perché di certi gruppi continuo a comprare i cd?
La risposta è semplice: perché li voglio. E volere equivale a possedere. E possedere, fino a prova contraria, implica la fisicità. Devo toccarli. Devo esporli sullo scaffale. Devo ricordare a me stesso che esistono, che mi stanno intorno e con la loro presenza formano il mio carattere, la mia cultura, i miei gusti, il mio conforto, il mio essere me.
In sintesi, più banalmente, forse basterebbe riprendere le parole di una celebre filosofa del secolo scorso: “ ‘cause we are living in a material world and I am a material girl”.
(lo dice qua)