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Qui si parla di Sardegna

floOgni anno il tema delle vacanze mi si ripropone malamente, come il peperone.
Quest’anno invece, le cose si sono aggiustate che meglio non potevano.
Allora il fatto delle mie vacanze, fa così:
vado in Sardegna.

Un’amica mia, tipica sarda emigrata all’estero, ci ospita a  me e all’amica mia dei viaggi dell’ultimo momento. Andiamo a Orosei.

Digressione. Io sono un po’ arrabbiata con i sardi. Spiego.
La faccenda del separatismo. Io non voglio che la Sardegna se ne vada. La Sardegna è pure mia e non la voglio perdere.
Spiego ancora. Se penso all’Italia, alla mia Italia, alla mia personale geografia dell’Italia, la Sardegna esiste, sento la lingua, gli scrittori, la musica, il canto a Tenores, la storia, Eleonora d’Arborea, Gramsci!, tutto quel vento, e tutto quel mare,  i nuraghi, e poi Piero Angela che una volta a Quark disse che forse Atlantide era la Sardegna (mi pare che disse così).
Tutto questo, virgola, sento che mi appartiene.
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Il post che S’Illumina di musica

L’ultima mattina a parigi ci siamo messe a fare una colazione tranquilla e a parlare di musica. la mia amica ha un orecchio molto diverso da mio. lei sente subito le parole. si ricorda i testi di canzoni vecchissime. io no. io sento prima la musica. e mi ricordo tutti i suoini. mi ha sempre affascinato questa diversità, queste due strade che poi spesso ci hanno portato allo stesso posto, agli stessi ascolti.
spesso, ma non sempre. ora per esempio, non stiamo più condividendo la musica. lei è una che la musica la cerca, io aspetto che arrivi. poi non sono immersa in un mondo di gente di musica, non frequento locali, E I MIEI AMICI IN ASCOLTO NON MI FANNO PIU’ le  LE CASSETTE. (spero che il messaggio sia passato, CARI AMICI IN ASCOLTO, eh).
sabato mattina, col caffè e la baguette imburrata ascoltavamo questi nuovi giovani, Dente, Colapesce, e Dimartino. c’è questa canzone di Colapesce, S’illumina. Il video mi ha un po’ commossa. Ce lo siamo guardato zitte, quella valigia è un po’ simile alla nostra scatoletta dei ricordi dell’università, di quegli anni in cui siamo diventate amiche, anni che ci hanno rese quello che siamo. la generazione ryanair. Ci ho trovato i dischi, il libro di Carver, che anch’io Carver, l’epifania, proprio in quegli anni. Le medicine, i biglietti dei treni, dei concerti, le foto. l’amore. una vita fa.

Mentre guardavamo il video lei mi fa, senti, senti che dice:  “Programmo le mie ore per l’accumulo di luce” questa canzone parla della luce di Siracusa. La luce ritorna spesso nei nostri discorsi. i nostri amici portatori di mare, di vacanze e di racconti, quando ci accompagnavano nel loro mondo, ci portavano a vedere la luce. la luce, in calabria, in sicilia, è un luogo in cui si va, un posto in cui si sta, un pensiero che ci si porta via, dentro la valigia.
La sera prima il mio amico siciliano parigino passeggiando per Bastille, mi parlava delle stesse musiche, di quando in Sicilia apparve Carmen Consoli, di come lei con le sue note inattese e i suoni distorti riuscisse a raccontare il suo mondo, che era anche il mio, diceva il mio amico. parlava una lingua nuova. e poi devi sentire Satellite, sempre di Colapesce con Meg. solo che io Meg, non rieco più ad ascoltarla,  mi sembra sempre di stare all’occupazione del liceo con i 99 posse. anche se, pure lei nel ritornello dice: con le note proverò…
Quello che sei per me
è inutile spiegarlo con parole
con le note proverò
cercando nuovi accordi e nuove scale
Mentre ascolto una canzone, il mio orecchio cerca la musica, non sa leggere le parole. la mia amica dice che è questione di formazione. quando studiavo danza la maestra prima di insegnarci i passi del balletto, ci metteva sedute e ci insegnava la musica su cui, no, anzi, con cui, meglio, avremmo ballato. sentite gli accenti, cercate le forme, visualizzate i colori, le altezze e i pendii. credo che questo approccio sia ancora molto forte in me. alle parole ci arrivo poi, a volte non ci arrivo proprio.
ecco perchè questi nuovi giovani indie non mi arrivano alle orecchie. il testo di parole è più importante del testo di note e il mio orecchio fa fatica.
Una volta eravamo in giro in macchina in emilia sempre con la mia amica e ascoltavamo i Baustelle. senti senti, mi diceva. e io sentivo. lo sai che queste parole non mi parlano? questa vita raccontata qui dentro appartiene a un mondo lontanissimo per me. al sud i baustelle non è che siano così ascoltati. quello è il mondo toscano, emiliano romagnolo, lombardo. un modo di essere giovani con ritmi e lessico estranei al mio. ho ascoltato bene i testi, e mi sono piaciuti, ma non ci ho trovato lo struggimento che ci trovava lei. a lei quei suoni, quelle parole, raccontavano un mondo, il suo.
io non ce l’ho una musica che mi racconta il mio mondo.
un mio amico poco tempo fa mi ha chiesto qual è il tuo libro? il tuo scrittore? io non gliel’ho saputa dare una risposta. e la tua musica? nemmeno.
io invidio un pochino questi miei amici carichi di queste forti passioni, per quel genere di musica, quel cantante, quel genere di scrittura, quello scrittore in particolare. li dichiaro miei referenti ufficiali e mi faccio raccontare questi mondi, questi suoni, questi libri, queste storie.

e io? cosa racconto?

La storia della torta finlandese che però è svedese

Allora, il fatto inizia così. Quando mia sorella andava al liceo conobbe una ragazza che faceva lo scambio culturale. Una ragazza finlandese che si chiamava Evelina, o una cosa del genere. Ora, io non lo so dove avete vissuto la vostra adolescenza, se eravate abituati a vedere la gente del mondo. Noi no, stavamo inun paesino piccolo e vi assicuro che fu un piccolo grande evento avere questa bella biondina che si aggirava per il sannio e per i corridoi del liceo.
Mia sorella fece amicizia con Evelina e la invitò a pranzo. Era maggio e c’era bel tempo. Mangiamo fuori, decretammo, una settimana prima del famoso pranzo.
Vi lascio immaginare i dibattiti sul menù: e che le diamo a sta ragazza? ma che si mangia? se la mangia la pasta? (questo è papà, che se non mangi la pasta vuol dire che tieni qualcosa, forse che non ti senti bene), ma prepariamo una cosa semplice o elaborata? ha espresso qualche desiderio? io la maionese non la uso. mamma e perchè dovresti usare la maionese? e che ne so, sopra le alpi usano la maionese pure nel caffè. vabè insomma, alla fine decidemmo di cucinare dei semplici piatti italiani, una pasta con il famoso sughetto al filetto di pomodoro e la fogliolina di basilico, che voi dite vabè vi siete sprecati…dilettanti. non capite niente di cucina. lo spaghetto al filetto di pomodoro è la cosa più difficile al mondo da cucinare. poi per secondo facemmo la genovese, che è una ricetta tipica napoletana. e per dolce, eh, sul dolce il dibattito diventò fitto fitto. facciamo il tiramisù che agli stranieri ci piace. no sempre sto tiramisù. facciamo i panzerotti con l’amarena. no che poi passiamo il tempo a friggere e poi non chiacchieriamo. facciamo la torta caprese. no è troppo facile. qua ci vuole un gesto rivoluzionario.
all’epoca non c’era internet. cioè sì c’era ma in paese chi ce l’aveva? forse solo voi a milano. se non sapevi qualcosa sul mondo andavi ad aprire la Treccani. ‘che tutti andavamo a vedere le voci maliziose, quelle dei maschi e delle femmine. Solo che non ci capivamo niente perchè erano scritte con linguaggio scientifico. Se invece volevi una ricetta importante, andavi  ad aprire la Grande Enciclopedia della Cucina Curcicurci, che a casa mia è una specie di bibbia. Ci sono le ricette divise per paese del mondo. E io ancora oggi quando torno a casa la sfoglio. Ci trovi gli appunti di mamma e di mia sorella e miei, fogliettini con liste della spesa e pagine sporche di farina e cioccolato.
Cercammo una ricetta di un dolce finlandese, pensammo che così il menù sarebbe stato più equilibrato. Solo che gira gira, ma i dolci finlandesi non ci piacevano, nessuna ricetta ci colpì, le foto erano brutte (lo sono ancora, avete presente come sono brutte le foto delle ricette scattate negli anni 80?) e allora ci dicemmo, vabè, vediamo i dolci dei paese limitrofi, i sapori saranno simili. ci guardammo in faccia ben sapendo che avevamo detto una grande sciocchezza, ma ormai avevamo deciso che il dolce non doveva essere italiano. e allora se non poteva essere finlandese…almeno scandinavo sì. sfogliammo tutta la scandinavia, io misi il veto alle ricette con la cannella, che pure in scandinavia la cannella è cittadina onoraria… e alla fine puntammo il dito sulla Torta Taby, una torta finlandese che però è svedese che da allora, è entrata nel ricettario di famiglia.
questa storia però non è finita. vi devo raccontare ancora il pranzo e poi devo fare il post con la ricetta filmata.