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Skating Away

Prima sognavo sempre di volare, però no altissimo, diciamo ad altezza d’uomo, sorvolavo, ecco, sorvolavo, mi suona meglio. Sorvolavo le stanze, le piazze con la gente, la mia classe del liceo, la mia classe di danza, la libreria, parevo uno spiritello.
poi ho sognato che andavo nei posti ed ero vestita sbagliata, c’era freddo e io ero vestita da california, o mi ero scordata una parte dei vestiti, le scarpe o la maglia, o i jeans.
senza fare psicologia spicciola è ovvio che mi sentissi inadeguata in quei periodi, i periodi del cambiamento da una città all’altra, da un lavoro all’altro, sarò brava? sarò capace? oddio gli altri sanno tutto e io non so niente! mi prenderanno sul serio? cose così.
mò invece, è un mese che faccio un altro sogno. bellissimo se possibile.
io pattino. pattino in salita, pattino per le scale, sempre in salita, pattino non sulla pista, no, io pattino in città, schivo le macchine, supero gli autobus a sinistra, screnzata! m’ha urlato una signora stanotte, pattino sui binari del tram, vabè di un sogno parliamo…., pattino sulle strade periferiche di paese quelle tutte brecciose che nessuno va mai a sistemare, quelle coi dossi che ci passano i camion e le macchine veloci che tanto pensano chi mai ci deve passare qua? io ci passo! coi pattini. e state attenti.
stanotte avevo dei pattini blu, tipo quelli fisher price, quelli grossoni, con 4 rotelle, non il massimo del dinamismo, ma io niente, io pattinavo in salita senza sforzo. e mi fermavo pure ogni tanto a guardarmi intorno, e non scivolavo giù.
ho pattinato in salita per le scalette di sant’ercolano a perugia, ho pattinato in salita per quella strada a Cerreto che sbuca per la via di Guardia, quella tutta in salita che “sarebbe chiusa al traffico” dietro casa di zia L., che ci si andava con la panda a provare a partenza in salita quando c’era l’esame della patente, quella via là tutta sbrecciosa che mentre pattinavo in salita mi ricordo che è passata una gallina correndo.
io di notte vado pattinando.
la notte tra giovedì e venerdì, che è stata terribile, avevo un sacco di pensieri terribili, ho pattinato per milano di notte e non c’era nemmeno un lampione. era buissimo. solo i fari delle macchine e dei tram che sbucavano all’improvviso mi venivano contro. ma per fortuna mi sono salvata. svegliata.
questi sogni di pattini me li sto segnando. almeno quello che ricordo, i posti, le salite, la forma dei pattini.
stanotte erano pattini blu, due notti fa avevo dei pattini quelli con la caviglia alta, quelli con tutti i laccetti, d’oro erano, i laccetti e pure i pattini, dorati.
la mattina mi sto svegliando con tutto un dolore di gambe, dice che pattinare fa venire le gambe belle… ma se pattino nel sogno vale lo stesso?
nei sogni non ho mai i pattini da runner seria, da tipa tosta, io non sono una tipa tosta. io se mi guardi non faccio mica paura. nemmeno nel sogno. come la tipa nella foto. così sono io. la foto si chiama “felice giovane donna sui pattini a rotelle nel parco in autunno” giuro. facciamo che coi pattini sono, sarò così.
mi ci vedo, (mi ci vedo?) col caschetto, no che poi mi acciacca i capelli, il ciclista, no il ciclista nemmeno che fa le cosce a salsiccia,  le ginocchiere, no dai le ginocchiere no che spezzano la circolazione,  e i paragomiti, no nemmeno i paragomiti no, che sfigata. però i guantini della tipa nella foto, quelli sì.
no ma andiamo avanti col sogno, per la vita vera c’è tempo.
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