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Il post che ti racconta che sono tornata a casa

Sto leggendo le bozze di un libro che sta per uscire.
a un certo punto il protagonista, non lo so se resterà protagonista, sono solo all’inizio del libro, insomma il protagonista ha appena cambiato casa e dice, no lo dice l’autore, l’autore dice che cambiare casa ti da quella sensazione di vuoto pneumatico.

io ho fatto un conto rapido, da quando avevo 8 anni, prima volta che ho cambiato casa, ad oggi, che ne ho 34, avrò cambiato casa una ventina di volte.

il vuoto pneumatico. il protagonista, non lo so se resterà il protagonista, questo vuoto pneumatico temo che sia una sensazione di, come dire, azzardo la parola inquietudine.

ebrezza. io ho sempre trovato la parola ebrezza ogni volta che ho cambiato casa. sapevo che non sarebbe stata l’ultima. gli spazi nuovi, il quartiere, i bar da scoprire, le colazioni da testare, scoprire “come la luce del mattino bagnava il pianerottolo“, quanti passi ci sono dal letto al bagno e dal bagno alla cucina. quante mensole ci sono per i libri. quanto muro libero c’è per aggiungerne altre, di mensole.
ebrezza. come una specie di viaggio.

poi sono tornata qua. per restare. ho aperto la libreria, che si fa sempre ogni giorno più bellina.
ed è arrivato, il vuoto pneumatico. perché tornare per restare non è una specie di viaggio. e una specie di vortice. da ferma. e il vortice fa il vuoto, pneumatico.

su yahoo answers ci sta pure la domanda: Che significa vuoto pneumatico?
vuoto spinto.
che è come dire audace. vuoto audace.

non ho ancora preso le misure. non lo so quanti passi ci stanno dal letto al bagno, e la cucina è lontanissima. al bar non ci vado tanto nè ho messo i libri sulle mensole. stanno ancora imballati.
la luce entra nella mia stanza ma non lo so che giro fa, io non la vedo perché sto in libreria tutto il giorno. nel mio quartire ci sono altre case e persone che non conosco. non si sentono più i cani lontanissimi di notte nè si vedono più le civette sulle antenne. faccio colazione a casa, immergo due macine schiena a schiena nel latte scaldato nel microonde. tutte le mattine. mi alzo presto per fare una colazione di un’ora. guardo Agorà che mi racconta i fatti della politica del giorno prima.
poi mi metto in macchina e guido fino in libreria, ogni mattina mi spaventa la stessa curva, lo stesso tratto di strada asfaltato male. le macchine vanno velocissime, io no. vado piano, non mi piace guidare. vorrei andare a piedi e godermi il tragitto, pensare ai fatti miei.
poi arrivo in libreria alzo la saracinesca e trovo il sole che bagna lo scaffale di letteratura fino in fondo.
e passa tutto.

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A che punto siamo con #aprounalibreria

spazioletturamodificatoFacciamo un riepilogo.

Ho deciso il nome.  (chi sa, taccia)
Ho trovato il locale, ci ho messo 5 mesi.
Ho tutti i documenti, ci ho messo un mese.
Ho trovato banco e scaffali. Ci ho messo un altro mese.
Ho deciso il colore.
Sto cercando un elettricista, un imbianchino, un sistema per illuminare.
Stasera abbiamo finito il sito -sempresialodato chi mi ha aiutato-.
Sto aspettando che mi attacchino la luce.
Sto decidendo quale contratto telefonico fare, ma soprattutto con chi.
Ho scritto i progetti per le scuole.
Sto cercando un accordatore per il pianoforte. Sì ci sarà un pianoforte, verticale, per ora.
Sto selezionando musica per la playlist della libreria. Fatevi avanti se ne sapete.
Che più? C’è tutto? Ah! Non notate niente di strano voi che leggete? Non manca niente? Dite che c’è tutto?
I libri! Mancano i libri. Eh. Tutto sto teatro per aprire una libreria e ancora non parliamo di libri, il catalogo, la letteratura. ..
Da domani se tutto va bene posso mettermi a studiare il catalogo.
E dovrei mettere il sito online con il primo post in cui racconto perchè la mia libreria si chiamerà…
:D

nota: per la foto in alto -anteprima del mio spazio lettura- nessun grafico è stato maltrattato…è opera mia!

Ciao Milano. Ciao.

ciao

Ho venduto la mia libreria alla Sarta dell’Utopia, mentre scrivo aspetto che arrivi. No, mentre aspetto, scrivo.

Ciao Milano, ciao.  Me ne sto andando.
Non sei credibile, dirai, tu ogni tanto te ne vai. Intemperante.

Aspetto che qualcuno si prenda la mia casa, la mia stanza. E poi vado. Ma prima ti saluto, cara Milano.
Lo so già che non mi mancherai. Tu tutta intera, e chi t’ha avuta mai.
Così nascosta, così segreta, nemmeno una piazza assolata, -il duomo non vale- un ponte sul fiume, una passeggiata dentro te.
Cara Milano, tu sempre invisibile.
E forse quello: camminare e non esser nessuno. Camminare e non esser vista. Scomparire.
Ciao.
Me ne torno a casa.
Arrivo,
butta la pasta.

 

 

IL post che ti racconta i regali di natale del 2012, ovvero il post della piccola fiammiferaia

Allora, cominciamo col dire che io coi regali sono abbastanza sfigata. La mia famigliastar-wars-pigiama sostiene che è meglio andare alla guerra piuttosto che pensare a un regalo per me. Ma comunque si cimenta maldestra nell’operazione. Mia mamma ogni anno tenta di sfuggire all’ingrato compito dicendo: e se ti do dei soldi e decidi tu cosa comprarti? che poi se scelgo io tu non sei mai contenta lo so già! ma io mi rifiuto. se mi vuoi fare un regalo allora ti devi mettere un momento seduta in raccoglimento, pensarmi intensamente e partorire un idea. che tu dici vabè, tua mamma di parti con te ne ha fatto già uno ben più complicato… e invece no. tu donna che vuoi regalarmi un regalo a natale, tutti i natali, un poco devi soffrire. ma i soldi no. mi sta anche bene nessun regalo. io mica pretendo, ma se tu mi vuoi regalare allora applicati.
e mia mamma si applicò e partorì, duepunti, un pigiama. tipo i pacchi degli aiuti umanitari. tipo quelli delle bancarelle coi panni americani. ce le avete voi al le bancarelle coi panni americani? no però è di un bel cotone, questo sì. che mia mamma ci tiene alla qualità.
antisesso eh? questa è stata la domanda della mia amica C, eccerto, ho risposto.
che un pigiama serve sempre a’mamma. ma è da maschio! eh ma tu niente pupazzi, niente fiocchetti, niente fiorellini, niente frasche…restano solo i pigiami da maschio.  vabè, lo userò credo. nelle notti gelide milanesi sfilerò per casa col mio nuovo pigiama da maschio blu a righine bianche, antisesso. precisiamo. (no, la foto del pigiama no, questo non è un blog che mostra le sue vergogne)

mia sorella. mia sorella è una precisa. se ti vede che ti aggiri nella tua vita disorganizzata essa ti riprende, s’indigna e t’impone una condotta responsabile, sicura e irreprensibile. la sua. antefatto: eravamo ai tornelli della metro, lei si lancia sicura con la sua tessera posizionata nella tasca strategica della giacca e oltrepassa volteggiando il tornello, io, mentre lei a grandi falcate imbocca l’ingresso della metro, io sto ancora là ferma con tutte e due le braccia tuffate nella mia borsa assolutamente PRIVA DI TASCHE a cercare il biglietto… ira funesta con annesso cazziatone e MA IN CHE MONDO VIVI? fine dell’antefatto. questo accadeva anni fa. ora le è giunta voce che non solo mi aggiro nella mia nuova vita milanese con la stessa borsa PRIVA DI TASCHE, è bella assai eh, io mi affeziono, ma che non ho nemmeno un portafogli, ho una pochette con i soldi tutti stropicciati DSC00076dentro e le tessere mischiate agli scontrini ecc. la sua indignazione ha fatto tremare la terra. nientedimeno. mi ha regalato un portafogli con talmente tante tasche che pare una cartucciera. lo userò giuro. devo solo organizzare il pensiero, svuotare la pochette, decidere quali scontrini buttare, sì pure a quelli mi affeziono, e traslocare tutto nella nuova casa/portafogli.  ma forse chiamo una ditta. (nella foto, la mia bellissima kapadaglio, la lampada dell’ikea.)

Terzo regalo da piccola fiammiferaia che deve essere salvata: io quando parlo devo stare attenta perchè poi la gente finisce che mi ascolta, mi prende in parola e agisce. Antefatto:  questo mio amico milanese viene a sapere da me, ma io non mi ricordo assolutamente di averglielo detto, ma per forza io devo essere stata, viene a sapere che io non solo non ho spazio nel mio pc per scaricare la musica (ciao Siae!) ma che non ho nemmeno delle casse, uso quelle incorporate in questo cosetto minuscolo dei puffi da cui scrivo. esso, il mio amico,  s’indigna, gli si stringe il cuore per la tristezza mi racconterà poi, e forse gli faccio pure un po’ pena che mi regala una piccola cassa (con astuccio fantastico che userò per i trucchi per la borsa!) che si mette a molla sullo schermo e una penna usb con un fantastiliardo di megagiga di musica dentro. e io ho pensato, nientedimeno che pena devo averti fatto. torno a casa, infilo la penna nella presa usb, attacco la cassa sullo schermo e accadono due cose di stupore,DSC00075 contemporaneamente, la prima:  il pc si catapulta all’indietro per il peso della cassa, la seconda: la musica. c’è di nuovo della musica nelle mie orecchie. cioè non è che io non abbia più ascoltato musica da quando ho questo pc. è che io ho ascoltato musica IN questo pc. ma tutto quello che sentivo mi pareva una cover degli Intillimani. e poi, come per magia, con la cassa nuova che ha fatto fare la capriola al pc, le mie orecchie si sono fatte un pianto di gioia, le note, i suoni, gli armonici! no vabè mò non esageriamo… ma comunque, abbiamo alzato tantissimo la qualità del suono, e aperto nuovi e  interminati spazi per stipare altra musica. (nella foto sempre protagonista sullo sfondo la mia kapadaglio!)

io invece, mi sono regalata questa torre di pisa.

Il bi e il ba

Una di queste sere prenatalizie eravamo in libreria io e il mio amico A. libraio del’immediato futuro a raccontarci il bi e il ba dei libri che più ci piacciono. linea goticaIl mio amico A. girellando tra gli scaffali all’improvviso è colto da folgorazione : La linea Gotica di Ottiero Ottieri ed. Guanda. Ho curato le bozze, ci ho passato l’estate, è bellissimo.  Gli credo.
Lo prende dalla mensolina e mi legge a voce alta il primo paragrafo. Mi commuovo.
Me lo sono stampato e me lo sono appeso in cucina, dice.
E io ci intitolo il mio posto di scrivere, penso.

E questa è la storia del bi e del ba de  La Terza Città, un posto di scrivere.