Archivi categoria: storia di un nome

Controvento, si chiama Controvento questa libreria

vudivùStavo pensando che tra i lettori di questo blog c’è gente che mi conosce da quando questo blog stava su splinder e  veniva scritto a Perugia in ViadellaViola, quando lavoravo all’Einaudi e raccontavo le mie avventure di neo libraia.  Stavo pensando che è proprio grazie al blog che ridendo e scherzando ho scoperto il gusto del racconto, di quello che si legge certo, ma soprattutto di quello che si scrive.
E niente, volevo dire grazie. Che un blog non è niente se non c’è nessuno che lo legge.

fine delle righe piagnone. parliamo della libreria!!! :D

screensitoI più furbi di voi avranno colto la citazione nel titolo, (@Marco Bertoli pure tu l’hai colta non fare il finto tonno)…
Dall’ultimo post ci sono un po’ di novità:
abbiamo il sito:   www.libreriacontrovento.it  ci sono un po’ di informazioni e l’immancabile blog  con il racconto del perché ho scelto proprio la parola Controvento, c’entra Trieste, la bora, i salti nel vuoto…
Credo che per un po’ scriverò lì. Poi a un certo punto quando mi sarò acquietata… ricomincerò qui a scrivere i fatti miei. state tranquilli, a un certo punto riavrò una vita.

C’è anche la pagina facebook che fa così: http://www.facebook.com/LibreriaControvento

Sto lavorando al catalogo, sto perdendo diottrie, non sto uscendo di casa.
Per farvi un’idea di quello che troverete sui banchi a natale Ieri sera sulla mia bacheca di facebook ho scritto:
mentre voi vi siete goduti il finesettimana qui abbiamo prenotato le robe che si vendono a natale e che ci fanno pagare l’affitto, i classiconi sempreverdi che si vendono un tanto al kilo. e poi se gli anni scorsi era: “purchè si parli di cucina” e via di spezie, cannelle varie ingredienti magici, e quest’anno la sensazione è: poche chiacchiere, purchè si parli di sesso.

Ho attivato il tasto Seguimi sul mio profilo facebook, se volete ci vediamo lì :-)

Penelope, Penelope…

Penelope, Penelope, a chi aspetti Penelope?
Se mai un giorno faccio una figlia di sicuro non la chiamo Penelope.

Una settimana fa circa sono andata a teatro a vedere uno spettacolo che parla di uno che la sfiga lo coglie e tutte le tenta ma non ci riesce mica a tornare a casa. Cioè a casa alla fine, ma proprio alla fine ci torna, ci mette 20 anni, no anzi 19, ci riesce, aiutato dal fato e da una certa Atena. No nemmeno Atena la chiamo mia figlia.

Casa sua si chiama Itaca, sì Itaca forse la potrei chiamare, oddio no, sai come la prendono in giro poi a scuola. No meglio che no.
E insomma è la storia di uno, abbastanza fico devo dire questo sì,  tale Odisseo, Ulisse per gli amici, che con la scusa che la sfiga lo coglie e s’allunga la strada verso casa, se la gode, diciamoci la verità. Se la spassa con le streghe ammaliatrici, non si perde un’avventura, gozzoviglia e lussureggia quando può e alla fine, sì vabbé quasi morto stremato, arriva a casa dalla moglie Penelope, che invece di riempirlo di mazzate, mozzichi e strascini, lo riaccoglie nel talamo nuziale.
Cose da pazzi.

Penelope Penelope, non c’hai capito niente. Cioè te la potevi godere pure tu in quei 20 anni, no anzi 19, te la potevi spassare alla muta muta senza perdere il gusto della tua pelle migliore, e invece no, te ne sei stata là sul balcone di casa a invocare le dee dell’olimpo, a lamentarti col destino, languida e bella come una polena, invece di farti la ceretta, cotonarti i capelli e laccarti le unghie.  Sai come ti avrebbero guardata nella piazza di Itaca?! Tutte le zitelle del mercato avrebbero sparlato di te invidiandoti a morte! Certo, solo tu avresti saputo i segreti del tuo cuore,  ma siamo donne, siamo abituate a chiudere il rubinetto dell’amore se chi vogliamo o non ci vuole o non ci sta.
Ma ci pensi Penelope, dopo tutti questi secoli qua ancora stiamo a parlare di voi? Di te? Ma te la sei letta la storia? Ma lo sai che ti hanno mentito per tutto sto tempo?  Te l’hanno cantata come la storia di tuo marito, quel disgraziato fedifrago, malandrino, delinquente e ammaliatore, e invece no! Tutta la storia racconta di tuo marito che cerca di tornare a casa sì, ma da te! E pur di tornare a momenti s’ammazza. Questo in sintesi.
Sei tu il centro di tutto, e non te ne sei mai accorta.
Penelope Penelope, a chi aspetti Penelope?
Tuo marito a un certo punto è tornato. Ma la vita tua?

Io un giorno se faccio una figlia la chiamo Saetta.

il post che si chiama filomena pt.2

ci eravamo lasciati che io mi chiamo filomena per amore. ma io è 33 anni che ci combatto con questo amore. perchè, chiedo scusa a tutti, lo so che siete ancora commossi, ma il mio nome non mi piace.
filomena è un nome antico, un nome che sa di nonna, appunto, di zia anziana. almeno alle mie orecchie suona così. e io sono contraria alla trasmissione del nome.
certo, sono fortunata perchè le storie che il mio nome si porta dietro sono bellissime, condite dalla nostalgia dei miei zii, dalla bellezza del tempo andato, e dalla tenerezza dei nonni che ancora tiene unita questa famiglia difficile.
avere avuto il nome di nonna  è stato, alla nascita, come avere già sule spalle una specie di destino. un destino bello sì, se poco poco davvero le somiglio.  ma pur sempre un destino.
avrei voluto un nome anonimo, un nome che non inducesse reazioni nella gente che mi conosce per la prima volta. filomena, ah, un nome antico! filomena, ah, sei di napoli? filomena, ah, ma sei italiana? filomena, ah, il nome della nonna eh? filomena, ah, marturano! no, quella era filUmena… o il peggiore di tuti: come ti chiami? filomena, ah.
dice vabbè, fregatene della gente. certo. ma tutto questo, le storie di mia nonna, la storia del mio nome, le voci della gente, come ti chiami? filomena, ah ma sei la nipote di?
a volte mi fanno sentire piccola piccola, e sento tutto un peso con cui faccio fatica a convivere.
e allora cambialo. no. non potrei mai.
ci faccio la guerra col mio nome,  da quando sono nata. ma, penso,  senza tutta questa dialettica forse non sarei più io.
Canetti diceva che dare un nome alle cose è la grande e seria consolazione concessa agli umani.
io ho una nipotina, che ha un piccolo nome di 5 lettere.  quando mia sorella era incinta non velvano dirci il nome che avevano scelto. poi a pochissimi mesi dalla nascita, è arrivata la notizia. avrebbero potuto dirci qualsiasi nome, ci saremmo commossi comunque. un piccolo nome di 5 lettere. dice che quando l’hanno scritto per la prima volta, hanno scritto una lettera per uno tanta era l’emozione. e se pure la bimba c’era già nella pancia, dire il nome, conoscerlo, saperlo, scriverlo, dev’essere stata un’epifania, come un nuovo concepimento.
io non posso toccare il mio nome, perchè non è solo mio. il mio nome è di mia mamma,  sono sicura che le è sbocciato nel cuore quando ha scoperto di me,  il mio nome è di mia sorella che ci ha giocato per anni con tutte le sue lettere  e adesso continua a giocarci sua figlia, il mio nome è di mia nonna che secondo me sapeva che prima o poi sarei arrivata, il mio nome è di mio nonno che diceva sei piccola e grande come tua nonna, solo lui sapeva cosa voleva significare, non gliel’ho mai chiesto.
mia cugina pure si chiama così. e noi diciamo: il nostro nome.
è un fatto comune, non è un cosa privata solo mia, solo sua.
il nostro nome è il nome della nostra famiglia, quella grande con gli zii e i cugini e i nipoti. è un nome con dentro la storia di tutti noi, quella che ci raccontiamo ai pranzi e alle cene, sempre la stessa, davanti ai camini delle nostre case, o sulle terrazze d’estate.
io mi chiamo filomena per amore, come mia nonna, io mi chiamo filomena come la mia famiglia piena di storie, io mi chiamo filomena e mi piace assai scrivere, e adesso ve le racconto tutte.