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A che punto siamo con #aprounalibreria

spazioletturamodificatoFacciamo un riepilogo.

Ho deciso il nome.  (chi sa, taccia)
Ho trovato il locale, ci ho messo 5 mesi.
Ho tutti i documenti, ci ho messo un mese.
Ho trovato banco e scaffali. Ci ho messo un altro mese.
Ho deciso il colore.
Sto cercando un elettricista, un imbianchino, un sistema per illuminare.
Stasera abbiamo finito il sito -sempresialodato chi mi ha aiutato-.
Sto aspettando che mi attacchino la luce.
Sto decidendo quale contratto telefonico fare, ma soprattutto con chi.
Ho scritto i progetti per le scuole.
Sto cercando un accordatore per il pianoforte. Sì ci sarà un pianoforte, verticale, per ora.
Sto selezionando musica per la playlist della libreria. Fatevi avanti se ne sapete.
Che più? C’è tutto? Ah! Non notate niente di strano voi che leggete? Non manca niente? Dite che c’è tutto?
I libri! Mancano i libri. Eh. Tutto sto teatro per aprire una libreria e ancora non parliamo di libri, il catalogo, la letteratura. ..
Da domani se tutto va bene posso mettermi a studiare il catalogo.
E dovrei mettere il sito online con il primo post in cui racconto perchè la mia libreria si chiamerà…
:D

nota: per la foto in alto -anteprima del mio spazio lettura- nessun grafico è stato maltrattato…è opera mia!

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Mi chiamo Filomena Grimaldi e picchio duro: di librerie, strategie e biglietti d’ingresso

Ho scritto una cosa in cui si parla di librerie, di eventi, e speriamo, anche di futuro.

cose da libri

ticketFilomena Grimaldi è una libraia, fino a maggio scorso curatrice di eventi alla libreria Utopia di Milano. Quella che segue è la sua opinione sul presente e sul futuro di librerie e librai, ispirata dalla notizia della chiusura della libreria Largo Mahler, che “cose da libri” ospita con grande piacere. Cosa ne pensate, o lettori? Intanto grazie a Filomena (troverete un suo profilo alla fine del pezzo) per aver condiviso le sue riflessioni controcorrente.

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È recentissima la notizia dell’ennesima libreria che chiude per sempre, e io sono qui invece, a cercare il locale giusto per aprirne una, in provincia.
In molti mi sconsigliano questa impresa folle, ci sono gli ebook, gli Italiani non leggono, il mercato è in crisi eccetera eccetera. Sì, il mercato è in crisi, vero, ma crisi non vuol dire che questo mercato stia scomparendo – si veda l’affluenza sempre maggiore ai festival di letteratura… –…

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Sardinia blues

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Cara Sardegna, sei bella, me ne sono accorta dall’aereo che non ha puntato su Olbia per farci scendere subito,  no, ha un poco deviato a sud così abbiamo visto montagne strade e colori.
Le autostrade del cielo sono imprevedibili, fanno dei giri immensi e poi ritornano, a Olbia, per fortuna.
Giriamo per le spiagge in cerca del tesoro, chi ci dice la direzione

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inizia il racconto con un sospiro.
Nell’autobus versiamo speranze che sanno di poco, lo prendiamo all’andata, soltanto.

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Il ritorno è fatto di onde, di blu, di incontri sperati, di chioschetti all’ombra, di attese in strada coi pollici in su.
A proposito dio delle vacanze, proteggi il bel giovane che oggi ci ha portate qui, e già che stai, digli pure di venire a riprenderci, con la merenda.

P.s. Spirito guida che ci aspetti  stasera, con la parmigiana, vieni nel mare anche tu!

Beneveita #Sardinia

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Per buona creanza non le metto le foto del mare di sardegna, per rispetto di voi che state tristi nelle vostre case al caldo umido a mangiare insalta di riso del discount.
Il mare quando è bello così, ti senti come se fosse la prima volta.
Non è calmo. Non è una tavola blu. È la tavolozza di Van Gogh. É la notte stellata e il campo di girasoli nella stessa tela.
C’è il vento che smadonna i colori, le onde pennelli che ridisegnano il punto di vista.
Il mare, quand’è così, ti si rivela.
Ho fatto i salti nelle onde, di pancia, di testa, di schiena. Mi sono guardata le onde, una alla volta, e ci ho fatto amicizia. Quelle migliori le ho prese di sbieco, come la vita.
Stiamo bene. A casa nostra ci sono fiori rossi, ombra del nespolo e pomodorini.
Quando siamo arrivate c’era un cartello: Beneveitas! c’era scritto.
Anche a te, Sardinia, ho risposto.

Due sogni, il libano, la birra

felliniStanotte ho sognato che viaggiavo in un tram di Milano, quelli nuovi,  con la mia famiglia, solo che le rotaie non erano a Milano, solo il tram era di Milano, le rotaie erano in Libano.
Viaggiavamo su un tram di Milano per i paesaggi del Libano. Erano bellissimi, sapessi disegnare dipingere colorare, farei un quadro che andrebbe esposto al MoMa, per quanto erano belli.
Mentre viaggiavo sul tram di Milano per i paesaggi del Libano, facevo delle foto col mio telefono, ma venivano troppo contrastate e allora mi ricordo che ho pensato, che le faccio a fare, quando le rivedrò tutto questo contrasto mi sbaglierà i ricordi. E’ meglio che chiudo il telefono in tasca e mi concentro bene a guardare così non me li dimentico, tutti questi paesaggi.
Continua a leggere

A day in the life

nota: questo post è stato scritto ieri mattina, epperò poi non mi andava internet e non ho potuto postarlo.

Ci siamo. è oggi.
altro che festa del libro, del diritto d’autore, san jordì,  eccetera, oggi in tutto il mondo si festeggia il mio compleanno, essì in tutto il mondo, perché se per esempio mi trovassi in giappone sarebbe comunque il mio compleanno, o sulla luna, o che ne so, nella terra del fuoco.  il mio compleanno è ovunque, il 23 aprile.

nella mia famiglia le ricorrenze si festeggiano assai, ecco perché tutto sto teatro intorno al mio compleanno, no veramente il teatro è nato perché il mio compleanno per quanto mi svegli la mattina piena di gioia, poi finisce che a fine serata sono tristissima per i regali orribili che ho ricevuto. io ogni anno, faccio la conta dei morti.

il giorno del compleanno quando ero più piccola, ero dispensata dal fare le cose in casa, che erano preparare la tavola per la cena, lavare la frutta e sparecchiare. ecco, io non dovevo partecipare a questo rito terribile, soprattutto lavare la frutta. ero dispensata totalmente. ah e mamma mi cucinava le mie cose preferite, soprattutto le patate fritte.
a scuola se era il mio compleanno, a parte che si portavano le pizzette la cocacola e la fanta per festeggiare coi compagni, ma la cosa più importante era che nessuna maestra ti chiamava alla lavagna, e così fino al liceo. professorè oggi è il mio compleanno, ah vebbè non t’interrogo.
all’università niente, finisce la festa. non ti spetta più nessun privilegio. figuriamoci al lavoro.
epperò i forum di cucina a cui mi sono iscritta quando cucinavo assai mi hanno mandato tutti gli auguri, e pure libreriauniversitaria con un buonosconto. amazon no.

a casa mia invece ancora questo giorno è importante. mi telefonano tutti gli zii le zie, i cugini no, sono dispensati, tanto ci pensano i genitori, mamma e papà mi telefonano dicendo all’unisono nella cornetta: auguuuuuri, e io graaaazieeee, e poi mamma dirà e che fai oggi eh? festeggi? e papà: e che ti cucini? bò non lo so poi vedo. e farà una voce tutta interdetta: ma come?! oggi è il tuo compleanno!

più sopra ho accennato ai regali, ai regali di morte che ogni anno ricevo, c’è un post qui sotto e un altro più sotto ancora con il racconto dei regali terribili che infestano questo giorno così importante.
ecco, come ogni anno, anche quest’anno non è da meno. i regali di morte.
ho appena ricevuto una telefonata da zia, (ciao zia) che festante mi annunciava, duepunti: ti ho comprato una bella camicetta rosa coi volàn!

un minuto di silenzio per il volàn.

siete morti? io per un momento sì.
non solo, rosa, ma pure i volàn.  i volàn. sapete cosa sono i volàn? sono delle robe da femmina foufrou.
starebbero bene con la borsa di cavallino secondo me.
non posso fornire prova fotografica, ma spero vi arrivi tutto il mio scoramento…

un amico mio, per sfottere, invece mi scrive:
Ti ho anche comprato numerosi regali assai costosi: fiori di nylon, borsette di pelo di cane, una crociera in Lituania, un disco di musica acusmatica, sei buste di pasti giapponesi liofilizzati, un cuore che ho personalmente realizzato all’uncinetto, sei lattine di birra Poretti, il Meridiano Mondadori di Luciana Littizzetto e un abbonamento al Circo di Barcellona.

siamo solo a metà mattina. e la giornata e assai lunga…

edit: nel frattempo ho ricevuto dei regali bellissimi che quindi non fanno notizia.  sisà, la bellezza non fa cronaca, non tiene ironia, manca di pathos.
per amor della letteratura (…) dobbiamo sperare quindi che arrivino altri regali, brutti, così potrò scriverne.

si avvicina pericolosamente

il mio compleanno.

aneddoto.
l’anno dei miei 24, proprio quello della torta piena di candeline che non riuscii a spegnere in un sol soffio (qualche post più sotto c’è tutta la storia) , tornai a casa a sorpresa dall’università, il giorno prima. mamma mi fece la torta e io chiamai gli amici miei per dire: venite che ci mangiamo la torta.
ma tipo nemmeno un’ora prima dell’appuntamento.
e quelli, gli amici miei, poveretti, non ce l’avevano il regalo. e fecero tutti, ma dico tutti, senza mettersi d’accordo, senza una telefonata, un sms, un mail, niente, fecero tutti la stessa pensata. mi portarono un mazzo di fiori. uno a testa.

mi piacciono a me i mazzi di fiori?
nooo.
ma tutti eh. tutti col mazzolino , tanto che maria la fioraia ancora m’abbraccia quando mi vede.
mi pare l’inaugurazione di un negozio. disse mio padre.

un altro anno mia mamma mi regalò una borsetta rossa con la parte anteriore fatta di pelo di cavallino. si avete capito. no, mia mamma non è roberto cavalli.
me la regalò dicendo: tanto lo so che non ti piace, ma almeno sto con la coscienza pulita sapendo di avere scelto una cosa alla moda.
su quale pianeta le borse di cavallino siano andate di moda ancora me lo sto chiedendo. andai a cambiarla e mi feci fare un buono. non c’era nemmeno una borsa che mi piacesse. alla fine il buono l’ha usato mia mamma.
ve l’ho detto che i miei compleanni sono una storia triste.

un altro anno, non mi ricordo chi, mi regalò una borsa fatta all’uncinetto, a righe bianche e blu con dei frutti pendenti, tutti colorati, sempre fatti all’uncinetto.
no, non avevo 3 anni, ero sempre all’università. adesso la usa mia nipote, 3 anni (lei sì), no nemmeno lei la usa, non tiene il coraggio,  ci gioca, è la borsa della la sua bambolina.

tra qualche giorno è il mio compleanno.  ne faccio 34.
ho 3 capelli bianchi, uno a sinistra della faccia e 2 a destra. proprio all’attaccatura. mia sorella i suoi 3 o 4 se li tinge la mattina col mascara. mamma ha iniziato a farsi l’hennè pochissimi anni fa. ma solo perché quelli bianchi parevano fosforescenti sul nero corvino.  ho due rughe sulla fronte, le rughe di quando la fronte si aggrotta. il mio amico coreano mi diceva che non devo aggrottare la fronte,  perché così svio le energie. esse, mi diceva, vanno da su a giù in giro per il tuo corpo, ma se tu aggrotti la fronte, crei delle linee orizzontali che ostacolano la libera circolazione del flusso.
va bene ci dissi, aggrottando la fronte.

non lo so come andrà questo compleanno, so che c’è già un regalo pronto per me, so che ce ne sono alcuni in preparazione, so che ho creato delle ansie.

io nel dubbio, vado a ballare il tip tap.

Tema: ti sei comprata il Kindle, eh, e mò?

kinderMi sono comprata il Kindle.
Non l’ho fatto prima non per questioni ah io l’odore della carta. No, pigrizia. Paura di spendere soldi che non avevo, no ma più la pigrizia. Come per lo smartphone. Pigrizia. Poi un giorno mi sono decisa, e l’ho comprato. No, bugia. Ci ho messo 6 mesi per decidermi. Forse non era nemmeno la pigrizia. Era una cosa nuova, e dovevo un po’ studiare per decidere. Aifono o non aifono? e se non aifono, che scegliere? Ogni volta che facevo finta di andare, mi capitava qualcosa, il negozio era chiuso, c’era troppa fila, la mia carta non andava bene… Alla fine l’ho comprato, lo smartofonino. E’ stato facile. Anche grazie al tifo che ho ricevuto.  E pure il kindle, è stato facile, ma senza tifo però.  Lo so che ci guarderemo per una settimana, me lo terrò sul comodino e non gli darò da mangiare. Che gli do da mangiare? Che dieta gli farò seguire? Con lo smartofonino mi sono data una condotta, per usarlo in modo intelligente, e pure col kindle mi voglio dare una condotta. Che cosa ci voglio leggere lì dentro? I classici? no. Sicuro i classici no. E perchè no, perchè i classici, se mai avrò dei figli, voglio lasciarglieli in eredità. Oddio forse non tutti. Ci posso leggere quei classici che bisogna aver letto per stare al mondo, quelli che mi possono servire al lavoro, che tanto si trovano gratis.
Che io, se ci penso bene,  solo i libri posso lasciare. I miei libri. Quelli sottolineati.
Questo ciò.
Quando leggo un libro che poi dentro, tra le righe, ci lascio il cuore, i pensieri, le righe di sottolineatura a matita, poi voglio prestarlo. Voglio prestare proprio quella copia lì con le mie sottolineature, con la mia lettura dentro, con le pagine che pesano di più perchè alla carta e all’inchiostro s’è aggiunto il peso del mio guardo. Sì lo so, ho detto una cosa romanticona da ah io l’odore della carta. Ma no, che poi la carta puzza, fatevene una ragione e gli inchiostri sono tossici. e la stampa la fanno in cina! State piangendo eh?…
Alla fine faccio la libraia di carta, mi sarà concesso un po’ di sentimento o no? (prima di restare disoccupata come i venditori di dischi…che i dischi ci sono ancora, ma i venditori di dischi pare di no)
Forse ci leggerò i libri per diventare più intelligente. I saggi, le cose di scuola. A sì, tra poco riandrò a scuola, ma questa è un’altra storia. O i gialli. Ci leggerò i gialli, i romanzi che devo leggere per lavoro, no quelli no che al lavoro li prendo gratis…ci leggerò, non lo so che ci leggerò, appena lo capisco lo dico.
Di sicuro avrò tutt’e due. Carta e pixel. Come la musica. Adesso mi voglio ricomprare il giradischi. Che quello che avevo a casa è morto. Voglio il giradischi e mi voglio comprare i dischi. Dischi di cui ho gli mp3 e il cd. E voglio pure il disco. Per esempio adesso mentre scrivo sto ascoltando questo. Dice vabbè, grazie. Sì, appunto. Prego.
Ma meglio di me lo spiega Matteo B Bianchi, il perchè voglio tutt’e due, il pane e le rose, leggete che scrive:

La domanda che si pone però è un’altra: perché tra un libro di un autore che amo e il suo corrispettivo ebook non ho un attimo di esitazione nella scelta di acquistare il primo? Perché di certi gruppi continuo a comprare i cd?
La risposta è semplice: perché li voglio. E volere equivale a possedere. E possedere, fino a prova contraria, implica la fisicità. Devo toccarli. Devo esporli sullo scaffale. Devo ricordare a me stesso che esistono, che mi stanno intorno e con la loro presenza formano il mio carattere, la mia cultura, i miei gusti, il mio conforto, il mio essere me.
In sintesi, più banalmente, forse basterebbe riprendere le parole di una celebre filosofa del secolo scorso: “ ‘cause we are living in a material world and I am a material girl”.
(lo dice qua)