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Ciao Milano. Ciao.

ciao

Ho venduto la mia libreria alla Sarta dell’Utopia, mentre scrivo aspetto che arrivi. No, mentre aspetto, scrivo.

Ciao Milano, ciao.  Me ne sto andando.
Non sei credibile, dirai, tu ogni tanto te ne vai. Intemperante.

Aspetto che qualcuno si prenda la mia casa, la mia stanza. E poi vado. Ma prima ti saluto, cara Milano.
Lo so già che non mi mancherai. Tu tutta intera, e chi t’ha avuta mai.
Così nascosta, così segreta, nemmeno una piazza assolata, -il duomo non vale- un ponte sul fiume, una passeggiata dentro te.
Cara Milano, tu sempre invisibile.
E forse quello: camminare e non esser nessuno. Camminare e non esser vista. Scomparire.
Ciao.
Me ne torno a casa.
Arrivo,
butta la pasta.

 

 

Il post grigiomilanese

Ma tutto questo cielo grigio milanese, ma non ti fa stare male?
Da quando sono a Milano questa forse è la domanda più frequente, ma sempre dopo  come ti chiami?
e la risposta? la risposta decisamente, è no. non ho mai avuto dubbi.
certo, il grigio, va bene che è sempre di moda, che sta bene su tutto, ma questo cielo perennemente grigio,tutto si può dire meno che sia bello.
milanesi lo sapete che nel mondo si dice grigiomilanese? fatevene una ragione ma si dice così, ma se penso che esiste pure il colore fumodilondra, sono quasi certa che tra un po’ uno stilista trendy sdoganerà il grigiomilanese e allora potremo vantarci anche del nostro cielo nel mondo. (anzi no, pare sia stato già sdoganato…)

ieri sono andata in un posto lontano dal centro, in periferia, ed ero molto contenta di andare dove stavo andando. e quando sono molto contenta di andare dove sto andando, se ci sto andando in metro o a piedi, io non riesco a estraniarmi, a leggere o sentire la musica. mi guardo intorno perchè il mondo mi sembra bello e invitante di colori (cit) pure se intorno, dai finestrini della metro -che a un certo punto la metro va in superficie- e pure dagli occhi miei mentre camminavo, non vedevo altro che questo mondo  grigiomilanese. il cielo, gli alberi spogli, la periferia, i prati deserti, la pioggerella. e niente. non mi veniva la malinconia, non mi veniva la tristezza. non mi veniva il jazz.
dice, ma tu non sei meridionale? il sole il mare i sapori i colori eccetera eccetera? certo. si, tutto giusto. ma com’è possibile?
ci ho pensato spesso a questa cosa. al grigio che non mi fa venire il jazz.
va bene che sono arrivata a milano e avevo già il lavoro e gli amici e poi era aprile e in aprile col pensiero dell’estate, col caldo, i fiori, l’animo che si risveglia e la pelle che si fa bella, non esiste il grigio, o non te ne accorgi che c’è. che poi milano ha una bellezza tutta segreta e io ho avuto il tempo e la fortuna di trovarla, ma questo è un altro racconto, lo scrivo un’altra volta. il protagonista oggi è il grigio. e pure quando è arrivato, questo grigio,  io niente, non ero triste, non lo sono ora e ieri pomeriggio ho capito proprio che non lo sarò. ho avuto un’epifania,  fa così:

un mio amico una volta, eravamo a reggiocalabria, poggiati sulla ringhierona splendida del lungomare di reggiocalabria a raccontarci i segreti, e c’era il tramonto rosso e in faccia  la sicilia, mi dice, di fronte a quello splendore irripetibile, mi dice, ma secondo te come deve essere la vita di un bambino che cresce in un posto in cui tutti i giorni si ripete questo spettacolo di struggimento infinito?
un altro mio amico della sicilia mi ha detto che prima di ritornare a milano, se n’è andato una mattina in spiaggia a sedersi, di fronte al mare, e io me lo vedo stretto nel suo cappotto a fumarsi una sigaretta, da solo e in silenzio, a svuotarsi la testa e riempirla di spazio, di aria e di mare infinito. come lo struggimento.
e poi, un terzo amico mio ancora, mi sono ricordata che non mangia le pesche, non mangia le fragole, non mangia cose dai sapori pieni e barocchi. è per tenere a bada lo struggimento. mi disse una volta.

e io ieri pomeriggio ho allineato questi 3 racconti, l’epifania, e ho capito. e se sono stata brava a raccontare avrete capito pure voi perchè io sto bene col grigiomilanese.
mi tiene a bada lo struggimento.