Zuccherato, grazie

tazzina*** A Milano vivo in un quartiere ricco. E lo capisci che è ricco dalle cacche, le cacche dei cani. La mattina quando esco di mattina, la strada è piena di cacchine, e di filippini coi canilli delle vecchie signore che mandano il filippino a uscire il cane. che adesso è radical chic dire: uscire il cane. ma pure la sera, quando torno la sera, la strada è piena di cacche di cani, e degli stessi filippini della mattina che escono i canilli di sera. che la signora ormai sta dormendo o fa troppo freddo per uscire. il filippino no. non fa troppo freddo.
ma che sia un quartiere ricco lo capisci pure da un altro fatto. seguitemi bene perchè qua scatta la teoria. la mia. la teoria del bar. essì perchè qua, in questo quartiere ci stanno un sacco di bar, e aiutatemi a dire un sacco, ma nessuno capace a gestire la faccenda del fare un caffè decente ai clienti. e il motivo, lo sapete qual è il motivo? il motivo è che questo è un quartiere ricco. non avete capito il nesso. e lo so. io è da dicembre che ci ragiono. l’ho capito l’altro giorno. mò spiego.
il caffè, ho capito che il caffè, non il gusto, l’aroma e tutte quelle stupidate da fissati del caffè, no, il rito! il mondo, l’universo del caffè al bar è un piacere piccolo,  un piacere da gente normale, tipo me.
il ricco vive di piaceri diversi, tiene il filippino in casa, l’idromassaggio, il cuoco, una batteria di macchine in garage, il frigo pieno ma soprattutto qualcuno che glielo riempie, il portafogli zeppo e le scarpe italiane. noi no, al massimo le superga. noi andiamo a fare spesa di vestiti coi saldi in corso buonos aires o al rettifilo a napoli. noi siamo gente normale, col cattivo umore di lunedì perchè è iniziata la settimana, noi siamo gente che quando apre il sito del bancoposta, perchè noi poveri abbiamo il conto solo alle poste, come i nostri nonni, per la miseria, noi siamo gente che quando apriamo il sito delle poste per controllare il conto, scrolliamo la pagina in basso con la stessa ansia con cui si spizzano le carte del poker, noi siamo gente normale e i nostri piaceri pure sono normali, come noi, piccoli.
e il caffè così è. il rito del caffè al bar, è un piacere piccolo. è un piacere per gente che si bea che ne so, si bea se è uscito il sole, si bea se trova subito la coincidenza della metro così arriva prima a casa o all’appuntamento d’amore, si bea se l’accredito dello stipendio gli arriva in tempo per prenotare  il treno per tornare a casa, il caffè al bar è un piacere talmente piccolo, che il ricco manco ci pensa che nell’universo di qualcuno, quella tazzina possa essere un piacere. il ricco non ci fa caso se il barista le sbaglia tutte, che gliene importa al ricco, tanto esce dal bar, sale sulla sua decappottabile con gli interni in radica tamarra e sfreccia verso montecarlo. noi invece usciamo dal bar e andiamo al carrefour a comprare pomodori, tonno, latte e insalata imbustata, e se mi rovini la tazzina di caffè, sai com’è, io un poco mi avveleno.
e questo punto, direte voi, come dev’essere sto bar che sa fare il caffè?
eh lo dico al prossimo post. che senò questo è troppo lungo, poi vi stancate e non lo leggete. però vi lascio con un verso del poeta da giovane che fa così:
A me me piace ‘o zucchero ca scenne dinto ‘o cafè…

(continua, giuroh! scrivo il post sul bi e il ba del fare il caffè al bar, e poi il post del mio bar preferito di milano, che ovviamente è lontanissimo da casa) (mò basta però)

***il disegno della tazzina l’ha fatto uno famoso e bravo che si chiama makkox. non linko, gugolate se non lo conoscete. però non mi ricordo da quale disegno l’ho presa sta tazzina.

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10 pensieri su “Zuccherato, grazie

  1. andrea403

    E la teoria per cui ci stanno un sacco di bar, lì da te, qual è?
    Il ricco, a logica, va nel localino figo, che bisogno ha di avere tutti quei bar sottocasa?
    E se non fanno bene i caffé che fanno bene i bar per i ricchi?
    Gli aperitivi?

    va bene partire dal caffè ma ricostruire tutti i rapporti psico-sociali tra bar e territorio è questione complessa…

  2. Ipofrigio

    Bello! E io non sono neanche un aficionado del caffè, cioè fatico a distinguerne uno buono da uno così-così.

    A Milano vivo in un quartiere ricco. E lo capisci che è ricco dalle cacche, le cacche dei cani.

    Ricchi ma maleducati.

  3. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 21.02.13 « alcuni aneddoti dal mio futuro

  4. laphilo Autore articolo

    @roses dovrai aspettare un pochino, devo prima scrivere quello del bi e ba del fare il caffè

    @andrea vabè lo sai dove vivo, è una zona di passaggio e di passeggio, i bar ci stanno. i ricchi non sono solo jovani e fighetti, sono anche anziani e tradizionalisti e borghesi che vanno al vanno al caffè

    poi sono solidale con i filippini che non raccolgono le cacche, arrivi in italia e che lavoro ti aspetta? il filippino, e magari arrivi dal bangladesh. (io non penso che le raccoglierei)

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