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Live in Cagliari

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Appena arrivata mi ha accolta il sole e nemmeno un alito di vento.
L’uomo delle chiavi di  casa mi ha raccontato tutta la cittá prima di arrivare alla casina, e sotto il castello si è fermato per ricordarmi tutte le terrazze e le vie e i belvedere e i baretti e i ristoranti …sissì tutto bellissimo, ho capito tutto ma adesso andiamo diobuono che mi scappa la pipì!
Gli volevo dire, ma per fortuna deve essersi accorto che stavo diventando blu e ci siamo diretti verso casa.
La casa è una casina che ci

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resterei a vita, c’è il bianco, la pietra sarda e dei corrimano che ogni volta che passo ci faccio una carezzina.
Sono andata subito a vedere il quartiere del castello, che sta in alto.

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Le  cose belle erano: le ringhiere in ferro battuto, mi è venuto male al collo per guardarle tutte, le strade vuote all’ora di pranzo, la signora che parlava sola col gatto, le scritte sui muri, i turisti stranieri e silenziosi e la chiesetta ortodossa

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della Speranza.
Mi sono fermata a guardarla perchè dentro c’erano 4 signore russe col fazzoletto in testa che se ne prendevano cura, spolveravano col pennellino e lucidavano il candelabro come se stessero facendo una carezza a un figlio. Mi hanno sorriso, mi sono coperta la testa e sono entrata. C’era odore di fresco, una cantava e il prete con la sua tunica nera stirata aveva una faccia idratata e bella come una piazza.
Sono uscita  contenta.

La sera ho orbitato intorno alla zona dell’ostello, c’erano i giovani, i baretti, il wufi la musica e fiumi di icnusa… Ho fatto amicizia e ho comprato del fritto, non so bene cosa…ma era fritto da mangiare sui gradini della chiesa con l’icnusa. La signora col bastone mi ha ripresa, non sta bene mangiare fritto sui gradini della chiesa, mi ha detto. Intorno c’era pieno di americane scosciate e genti pomicianti, ma lei no, il fritto del diavolo non lo voleva.
Poi ho avuto sonno, ho dormito ed è arrivato domani, che poi era ieri.