Cotoletta, menù fisso

Stasera (ieri sera per voi leggete)mi sono cucinata la cotoletta. Io quando sono un po’ triste mi faccio una cotoletta. No non è che ero proprio triste, era più voglia di qualcosa di buono. In questo momento mi manca proprio qualcosa di buono e allora ho pensato, oggi, mentre uscivo dalla metro e camminavo verso casa con tutto il peso del mondo sulle spalle, ho pensato, mò mi faccio proprio una cotoletta, anzi due, che c’ho fame. Sono andata al supermercato e mi sono comprata le fette di tacchino, che a me di tacchino mi piace la cotoletta, e le uova. Farina e pangrattato ce l’ho sempre. Ah, e i limoni ho comprato. Che cotoletta senza limone è come babà senza rum, è come Roma senza il cupolone, come Milano senza, che ne so, facciamo il duomo. Vado a casa e cucino. Prima cosa prendo il batticarne e sbatto bene bene le fette, perché la cotoletta buona così si fa, poi sbatto le uova col sale il pepe e un poco di prezzemolo, poi prendo la farina e il pangrattato e li metto in 2 piatti. Quindi, senza soluzione di continuità infarino bene bene le fette, poi le passo nell’uovo sempre bene bene e poi nel pangrattato. Poi le ho fritte, le ho messe ad asciugare un pochino nella carta assorbente e le ho messe nel piatto, ci ho messo sopra il succo di una piantagione intera di limoni di Sicilia e me le sono mangiate. Di gusto.
Certo, qualsiasi cosa fritta, pure le ciabatte, è buona.
Ma le cotolette.
Le cotolette ce le faceva sempre zia Emma la domenica al pranzone di famiglia. Venivano i fratelli di mamma, gli zii con le zie e i miei cugini, andavamo tutti a mangiare da nonno che poi era il marito di zia Emma, che no non era mia nonna, era la seconda moglie di nonno. L’unica nonna che noi cugini abbiamo conosciuto, portatrice sana di merende, pani e marmellate di amarene, di pizze fritte e altre cose di commozione di ricordi d’infanzia. Essendo noi cugini e quindi bambini, stavamo nel tavolo dei bambini appunto, nella stanza con le pareti rosse e verde acqua. I grandi stavano di là, nella stanza coi mobili alti e parlavano di politica, e di Mina, la più grande cantante che sia mai esistita sulla terra, così diceva, anzi no, dice ancora zio Enzo. Zio Enzo è assolutista, che ci vai a fare alle Maldive se ti puoi godere il mare di Sorrento?! Zio Enzo va la mare a Sorrento dal 1960 e non concepisce altro mare. Avete capito? Zio Enzo è cassazione, non c’è battaglia.
Noi bambini avevamo il nostro menù fisso, la pasta al forno, le cotolette, l’insalata e, loro, le mitiche, le uniche, le fantastiche, le regine della festa, le patatine fritte. A volte c’erano anche i piselli. Non s’è mai capito perchè di domenica avessimo il menù bambini. Durante la settimana mangiavamo le cose dei grandi, tipo mia mamma a me e mia sorella ci dava il baccalà. Io ho odiato il baccalà fino al 2002, anno del viaggio in Portogallo. I fagioli, pure i fagioli dovevamo mangiare, io me lo ricordo ancora, la scena di me sola di fronte al piatto di fagioli ormai freddo gelido pinguino, una guerra, io e lui a chi vince. tutti avevano finito di mangiare, stavano già digerendo, mamma si metteva a leggere “La vita scolastica” vicino al camino, mia sorella a fare gli esercizi al pianoforte, papà era già tornato al negozio e io, a combattere col piatto di pasta e fagioli, puzzolente e freddo, freddo pinguino. Non ti alzi da là finché non l’hai finito. Io zitta, sentivo quella puzza di fagiolo che mi faceva venire il mal di stomaco, e senza nemmeno metterli in bocca sentivo quella consistenza moscetta di quei cosi ovali e marroni, blà.

Cara mamma, io ti vedevo che mi sbirciavi da dietro il giornale, e mi dispiaceva che ero un po’ cattiva. Cara mamma che ogni volta mi dicevi, ma come? li ho cucinati con tanto amore?! (ancora lo dice ndr) ma io niente, cara mamma era più forte di me.
Cara mamma, io sapevo dall’inizio che quella battaglia col piatto l’avrei vinta io, perché poi tu a un certo punto, io ti so cara mamma, tu a un certo punto li sentivo i pensieri che ti si inceppavano: oddio e se i fagioli freddi poi le fanno male?
E così tutta arrabbiata ti alzavi, posavi La Vita Scolastica sulla sedia e venivi a togliermi il piatto e non mi dicevi niente. E io zitta immobile. Mi tagliavi una fetta di pane, quello di nonno, buono con la crosta saporita, mi prendevi i formaggi dal frigo, mi lavavi un poco d’insalata, e mi sbucciavi 3 mele. E queste tutte te le devi mangiare (io ancora oggi sono pigra a mangiare la frutta ndr), senò te le metto per cappello (tipica espressione di guerra di mamma, mai attuata però ndr)
Avevo vinto, vincevo sempre, però mamma ti arrabbiavi, che peccato. Ma tanto la settimana dopo, il giovedì, si ripeteva sempre lo stesso teatro… il teatro dei fagioli.
E questa è la storia.

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8 pensieri su “Cotoletta, menù fisso

  1. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 22.03.13 | alcuni aneddoti dal mio futuro

  2. bagnarole

    Buone le cotolette impanate quelle vere!! io mi accontento sempre di quelle congelate già pronte, che tristesse.
    Io invece quando mangio da sola mi faccio sempre, ma sempre, i tortellini del discount, mmmm!

  3. runpauline

    anch’io sono una che ama le cotolette, solo che non so farle. non so friggere niente, che tristezza. Me le fanno gli altri. Adesso per rincuorarmi di Nori vorrei proprio una cotoletta. E un limone intero, che pizzica e consola. (ma dal comunicato di Marcos y Marcos sembra che la situazione sia meno drammatica di quanto pareva stanotte nei primi post)

  4. verbasequentur

    Meraviglioso. Da una cotoletta al cibo-conforto familiare per arrivare “alle mafaldate”.
    Il mio piatto-Mafalda era la frittata.
    Pensare che oggi la adoro, la frittata.

  5. laphilo Autore articolo

    vorrei sottolineare che a questo post hanno risposto solo femmine. secondo me è un dato. non so come leggerlo, ma è un dato.

  6. natrima

    Mi aggiungo al coro femminile allora!
    Comunque ho quasi avuto pensieri negativi nei tuoi confronti perchè non ho ancora cenato.. E tutto questo parlar (bene) di cotolette mi ha distrutta!
    Adesso sogno una vagonata di cotolette, insalata e limoni mentre mi tocca studiare relazioni sulla politica migratoria italiana degli anni ’90, groan! >.<

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