Il post che S’Illumina di musica

L’ultima mattina a parigi ci siamo messe a fare una colazione tranquilla e a parlare di musica. la mia amica ha un orecchio molto diverso da mio. lei sente subito le parole. si ricorda i testi di canzoni vecchissime. io no. io sento prima la musica. e mi ricordo tutti i suoini. mi ha sempre affascinato questa diversità, queste due strade che poi spesso ci hanno portato allo stesso posto, agli stessi ascolti.
spesso, ma non sempre. ora per esempio, non stiamo più condividendo la musica. lei è una che la musica la cerca, io aspetto che arrivi. poi non sono immersa in un mondo di gente di musica, non frequento locali, E I MIEI AMICI IN ASCOLTO NON MI FANNO PIU’ le  LE CASSETTE. (spero che il messaggio sia passato, CARI AMICI IN ASCOLTO, eh).
sabato mattina, col caffè e la baguette imburrata ascoltavamo questi nuovi giovani, Dente, Colapesce, e Dimartino. c’è questa canzone di Colapesce, S’illumina. Il video mi ha un po’ commossa. Ce lo siamo guardato zitte, quella valigia è un po’ simile alla nostra scatoletta dei ricordi dell’università, di quegli anni in cui siamo diventate amiche, anni che ci hanno rese quello che siamo. la generazione ryanair. Ci ho trovato i dischi, il libro di Carver, che anch’io Carver, l’epifania, proprio in quegli anni. Le medicine, i biglietti dei treni, dei concerti, le foto. l’amore. una vita fa.

Mentre guardavamo il video lei mi fa, senti, senti che dice:  “Programmo le mie ore per l’accumulo di luce” questa canzone parla della luce di Siracusa. La luce ritorna spesso nei nostri discorsi. i nostri amici portatori di mare, di vacanze e di racconti, quando ci accompagnavano nel loro mondo, ci portavano a vedere la luce. la luce, in calabria, in sicilia, è un luogo in cui si va, un posto in cui si sta, un pensiero che ci si porta via, dentro la valigia.
La sera prima il mio amico siciliano parigino passeggiando per Bastille, mi parlava delle stesse musiche, di quando in Sicilia apparve Carmen Consoli, di come lei con le sue note inattese e i suoni distorti riuscisse a raccontare il suo mondo, che era anche il mio, diceva il mio amico. parlava una lingua nuova. e poi devi sentire Satellite, sempre di Colapesce con Meg. solo che io Meg, non rieco più ad ascoltarla,  mi sembra sempre di stare all’occupazione del liceo con i 99 posse. anche se, pure lei nel ritornello dice: con le note proverò…
Quello che sei per me
è inutile spiegarlo con parole
con le note proverò
cercando nuovi accordi e nuove scale
Mentre ascolto una canzone, il mio orecchio cerca la musica, non sa leggere le parole. la mia amica dice che è questione di formazione. quando studiavo danza la maestra prima di insegnarci i passi del balletto, ci metteva sedute e ci insegnava la musica su cui, no, anzi, con cui, meglio, avremmo ballato. sentite gli accenti, cercate le forme, visualizzate i colori, le altezze e i pendii. credo che questo approccio sia ancora molto forte in me. alle parole ci arrivo poi, a volte non ci arrivo proprio.
ecco perchè questi nuovi giovani indie non mi arrivano alle orecchie. il testo di parole è più importante del testo di note e il mio orecchio fa fatica.
Una volta eravamo in giro in macchina in emilia sempre con la mia amica e ascoltavamo i Baustelle. senti senti, mi diceva. e io sentivo. lo sai che queste parole non mi parlano? questa vita raccontata qui dentro appartiene a un mondo lontanissimo per me. al sud i baustelle non è che siano così ascoltati. quello è il mondo toscano, emiliano romagnolo, lombardo. un modo di essere giovani con ritmi e lessico estranei al mio. ho ascoltato bene i testi, e mi sono piaciuti, ma non ci ho trovato lo struggimento che ci trovava lei. a lei quei suoni, quelle parole, raccontavano un mondo, il suo.
io non ce l’ho una musica che mi racconta il mio mondo.
un mio amico poco tempo fa mi ha chiesto qual è il tuo libro? il tuo scrittore? io non gliel’ho saputa dare una risposta. e la tua musica? nemmeno.
io invidio un pochino questi miei amici carichi di queste forti passioni, per quel genere di musica, quel cantante, quel genere di scrittura, quello scrittore in particolare. li dichiaro miei referenti ufficiali e mi faccio raccontare questi mondi, questi suoni, questi libri, queste storie.

e io? cosa racconto?

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