Il post che va pensando per Parigi pt.2

considerazioni varie e sparse su questo stare a parigi, scritte veloci perchè devo uscire.

sono andata a belleville. non mi è piaciuto per niente. mi è parso un ghetto. forse ho girato le motsstradine sbagliate, forse non ho più 25 anni e quella finta integrazione tra mondo arabo e mondo europeo non mi affascina più. ho visto librerie islamiche con manichini in vetrina che indossavano burqa in quella strada che se tu la percorri tutta a scendere arrivi al Marais. mi è parso un controsenso enorme. quel tratto di strada, quei 100 metri di librerie islamiche con libri: il fallimento della modernità, il ruolo della donna coperta, quei manichini -che chi conosce la mia fobia dei manichini potrà immaginare l’ansia che m’è montata…- quei manichini e tutto quel silenzio in quei 100 metri di mondo mi hanno fatto stare male. è un ghetto. non è integrazione. dice che ci vogliono decenni per l’integrazione. per capirsi, per guardarsi in faccia. ma intanto, a me belleville m’è sembrato un posto chiuso. e me ne sono andata a cercare conforto in un biscotto al cioccolato. però la prossima volta che torno a parigi mi ci faccio portare da qualcuno che ne sa.

garsi miei amici che stanno qua sono venuti per vivere la loro vita, una casa, un lavoro, un amore, una città.
no come me in italia che la mia vita è tutta chiusa in tante scatoline: il mio scaffalino al lavoro, la mia camera in un appartamento in condivisione il mio mobiletto in cucina, il mio cassetto in bagno. la mia vita è tutta chiusa in un mobile ikea. vivo in una vita priva di orizzonte. non lo vedo mai l’orizzone a milano. tutte le mie cose in un minuscolo spazio vitale. è un po’ di tempo che penso che per me la migliore forma narrativa è il racconto, non migliore in assoluto, ma migliore per me. secondo me le cose sono legate. il romanzo ha orizzonti più lunghi, a volte infiniti. ma in questa mia vita piccolina io l’orizzonte non riesco più a concepirlo, nemmeno fisicamente. e la mia testa ormai abituata a riporre tutto in cassettini, anche i pensieri, ha un raggio d’azione che s’è accorciato.come i racconti. una storia in poche righe. come la mia vita.
gli amici miei ancora non hanno fatto l’uovo, però poco ci manca. hanno una casa, quasi un madonnalavoro. e la città non è che sia genitile con i nuovi arrivati. la città quando arrivi è dura. che ti credi che stai in vacanza? ti faccio patire per avere i sostegni, ti faccio patire per trovare una casa, ti faccio patire con il francese che se non pronunci bene faccio finta di non aver capito. ti faccio patire per vedere se ti devo credere.
ma alla fine, se resisti, se perseveri, se ti pianti agli uffici e punti gli occhi in faccia all’impiegato e quello non può fare altro che crederti, allora, parigi, diventa una mamma. only the brave. e se tu sei brave, ma tanto brave, ma proprio brave brave brave, tu qua ci resti, ci fai l’uovo, pianti le tende, arredi il mattone e vivi felice. certo, senza bidè.

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