Il post grigiomilanese

Ma tutto questo cielo grigio milanese, ma non ti fa stare male?
Da quando sono a Milano questa forse è la domanda più frequente, ma sempre dopo  come ti chiami?
e la risposta? la risposta decisamente, è no. non ho mai avuto dubbi.
certo, il grigio, va bene che è sempre di moda, che sta bene su tutto, ma questo cielo perennemente grigio,tutto si può dire meno che sia bello.
milanesi lo sapete che nel mondo si dice grigiomilanese? fatevene una ragione ma si dice così, ma se penso che esiste pure il colore fumodilondra, sono quasi certa che tra un po’ uno stilista trendy sdoganerà il grigiomilanese e allora potremo vantarci anche del nostro cielo nel mondo. (anzi no, pare sia stato già sdoganato…)

ieri sono andata in un posto lontano dal centro, in periferia, ed ero molto contenta di andare dove stavo andando. e quando sono molto contenta di andare dove sto andando, se ci sto andando in metro o a piedi, io non riesco a estraniarmi, a leggere o sentire la musica. mi guardo intorno perchè il mondo mi sembra bello e invitante di colori (cit) pure se intorno, dai finestrini della metro -che a un certo punto la metro va in superficie- e pure dagli occhi miei mentre camminavo, non vedevo altro che questo mondo  grigiomilanese. il cielo, gli alberi spogli, la periferia, i prati deserti, la pioggerella. e niente. non mi veniva la malinconia, non mi veniva la tristezza. non mi veniva il jazz.
dice, ma tu non sei meridionale? il sole il mare i sapori i colori eccetera eccetera? certo. si, tutto giusto. ma com’è possibile?
ci ho pensato spesso a questa cosa. al grigio che non mi fa venire il jazz.
va bene che sono arrivata a milano e avevo già il lavoro e gli amici e poi era aprile e in aprile col pensiero dell’estate, col caldo, i fiori, l’animo che si risveglia e la pelle che si fa bella, non esiste il grigio, o non te ne accorgi che c’è. che poi milano ha una bellezza tutta segreta e io ho avuto il tempo e la fortuna di trovarla, ma questo è un altro racconto, lo scrivo un’altra volta. il protagonista oggi è il grigio. e pure quando è arrivato, questo grigio,  io niente, non ero triste, non lo sono ora e ieri pomeriggio ho capito proprio che non lo sarò. ho avuto un’epifania,  fa così:

un mio amico una volta, eravamo a reggiocalabria, poggiati sulla ringhierona splendida del lungomare di reggiocalabria a raccontarci i segreti, e c’era il tramonto rosso e in faccia  la sicilia, mi dice, di fronte a quello splendore irripetibile, mi dice, ma secondo te come deve essere la vita di un bambino che cresce in un posto in cui tutti i giorni si ripete questo spettacolo di struggimento infinito?
un altro mio amico della sicilia mi ha detto che prima di ritornare a milano, se n’è andato una mattina in spiaggia a sedersi, di fronte al mare, e io me lo vedo stretto nel suo cappotto a fumarsi una sigaretta, da solo e in silenzio, a svuotarsi la testa e riempirla di spazio, di aria e di mare infinito. come lo struggimento.
e poi, un terzo amico mio ancora, mi sono ricordata che non mangia le pesche, non mangia le fragole, non mangia cose dai sapori pieni e barocchi. è per tenere a bada lo struggimento. mi disse una volta.

e io ieri pomeriggio ho allineato questi 3 racconti, l’epifania, e ho capito. e se sono stata brava a raccontare avrete capito pure voi perchè io sto bene col grigiomilanese.
mi tiene a bada lo struggimento.

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26 pensieri su “Il post grigiomilanese

  1. rosesandcherubim

    da meridionale che ama moltissimo milano, non sai quanto sia contenta di leggere questo post. viva il grigiomilanese e le persone che sanno guardare oltre e trovare la bellezza in questa città.

  2. andrea403

    io sapevo che si usava la parola blues non la parola jazz… il jazz è ritmo sincopato, è swing, è vixinanza alla musica aforcubana… secondo me tu sei prevenuta…

  3. laphilo Autore articolo

    @403 ma come lo sapevo che mi avresti fatto questo appunto! còmelo! lo so che era più appropriato blues, e infatti prima c’era blues, però quando ho scritto, jazz, mi è venuto di getto, credo per un fatto di assonanza con tristezza. poi giuro, t’ho pensato, veramente ho pensato prima a bertoli, poi a te, e ho avuto paura dei vostri possibili commenti. e ho messo blues. poi mi sono detta, ma se tu jazz volevi scrivere, allora metti jazz. e homesso jazz. e me ne vanto!
    ma che c’entra il fatto della prevenzione? non ho capito.

    @roses poi è i caso di raccontarla presto la bellezza di milano. è una cosa difficile e articolata perchè non barocca e non si mostra spavada come la bellezza di roma, per esempio.

  4. rosesandcherubim

    esattamente. io a proposito della bellezza della città uso molto spesso l’aggettivo “nascosta” perché devi cercartela tu. altrimenti pare che milano dica: peggio per te, fatti tuoi se non sai cosa ti perdi.

  5. andrea403

    nel senso che sei prevenuta nei confronti del jazz.

    pensi alla tristezza e non ti viene – banalmente – in mente il blues, nossignore, perché tu non ci hai un conto aperto col blues, evidentemente, tu ci hai un conto aperto con jazz e anche se “jazz = tristezza” è proprio una cosa che se conosci un minimo il jazz non può venirti spontanea a te invece viene spontanea, perché? perché sei prevenuta… semplice.

  6. nebbia

    é tanti anni che non vedo Milano…la Milano dei miei 19 anni con il mio grande amore,il mio immenso amore, che lei c’è nata e dai suoi zii andiamo… la Milano dei miei 20 anni che ci vado in auto da solo che ti dicono è li vicino a porta vattelapesca, viale montenegro…ok non è in centro ma quanto cazzo è lungo sto viale montenegro che io sono di provincia e qui guidano tutti come pazzi e mi son perso io….la Milano in treno d’inverno per andare in quello studio di registrazione che comunque è vicino e ci vado a piedi che sono piu che presto, ed arrivi tardi vhe Milano è grande e nella maleetta cartina turistica piccola piccola è… e nello studio di registrazione tutti corrono su e giu e ridono, e ti credo c’è un puzzo d’erba qua dentro ed abbiate pietà spiegatemi come funziona sto nuovo mixer, sto makie, che sono stanco ho ancora la sacca in spalla e non so dove dormire stanotte…la Milano del centro con la pizzerie con l’acquario ed i pesci tristi, e quel carabiniere in borghese amico di un amico che corre come un pazzo sulle corsie dell’autobus…ed anni dopo quartogiaro (si scrive cosi ? ) col tossico che ti parla ed è gentile… e poi una domenica mattina una Milano quasi deserta (un quasi relativo sia chiaro ) e questa meravigliosa ragazza a cui stai misteriosamente simpatico e vai da un locale all’altro a bere aperitivi cosi puoi abbuffarti di crostini e tartine, ed hai solo 40mila lire e speri che durino in eterno perchè lei è bella … bellissima…
    Ed io sono di provincia ma Milano è più che blus…. é tanti anni che non vedo Milano…..

    nebbia

  7. laphilo Autore articolo

    @nebbia che belli questi ricordi della tua milano :)
    sì hai scritto blus, quel redattore di 403 ti ha messo paura, lo so. io ormai quando scrivo sento la sua vocina da redattore che mi bacchetta. poi però faccio di testa mia. e poi però quello comunque arriva con la matita blu/rossa. mi pare un balletto!

  8. andrea403

    errori formali ed errori sostanziali… è diverso… scrivere blus invece di blues è una cosa, scrivere jazz invece di blues è un’altra cosa.

    nebbia! se ti va di ripassare da milano vediamoci, organizziamoci…

  9. nebbia

    non è colpa sua , 403 lo devi capire , di deformazione professionale si tratta :) :) … ormai lui è abituato , per lavoro deve guardare il mare della letteratura che lo circonda … e poi armato di pinne e boccaglio si immerge costeggiando la barriera corallina della lingua italiana… accarezzando gli anemoni spia i significati nascosti dei sostantivi piu fantasiosi… abbagliato dai coralli dei sinonimi studia le correnti marine per estrapolare trame nacoste ed avvincenti … con il retino raccoglie parole e frasi quasi ormai disciolte e con poderose bracciate scende sempre piu in basso quasi a voler svelare le cabale piu misteriose…. poi, ormai senza fiato, risale pinneggiando lentamente uno sguardo alla luce lassù…. e finalmente riemerge pieno di gioia e , tuttavia , con la senzazione che neanche in mille anni troverà la storia perfetta , demiurgo insoddisfatto ma felice perchè nel suo retino ha comunque catturato un pezzo di vita e di storia che val la pena di essere raccontata :) :) :)

    aho se s’incazza vedi di difendermi un po eh :)
    nebbia

  10. laphilo Autore articolo

    @nebbia…ma lo vedi! è più forte di lui…errori formali errori sostanziali! gli prudono i diti se non rimette le parole al loro posto ;-)
    @403 dici la verità, nessuno mai ti ha paragonato a un esploratore di fondali!

  11. nebbia

    @philo siiii è un bruto :) alleiamci e combattiamolo :) :)
    @403 mi piacerebbe tornare a Milano…. tanto da oggi sono ufficialmente disoccupato visto
    che ho chiuso l’attività….. libero come l’aria diciamo :)

  12. andrea403

    Nebbia se ti allei con quella contro di me, se vuoi tornare a milano ti metterai d’accordo con quella e sciao!… e comunque amme non mi hanno mai dato di uno che rimesta nei fondali, si sappia!

    e comunque: le parole sono importanti

  13. nebbia

    @403 e si le parole sono importanti :) e a me piacerebbe tanto rimestare nei fondali .. è che l’acqua fonda fonda mi fa un po paura :(

  14. squa

    ma che bel trio scoppiettante :)
    parete un trio jazz (nel’accezione andrea403 ;)
    andrea403 alla batteria, nebbia al sassofono …e laphilo ?
    non ho conoscenze jazzistiche sufficienti per dirlo….

  15. Ipofrigio

    Urka, avevo letto il post ma mi era sfuggita la discussione filologica nei commenti; meno male che 403 mi ha avvertito.

    Temo che abbia ragione lui! Per il semplice fatto che, a parte ogni considerazione sul contenuto emotivo di jazz e blues, «avere i blues» è un’espressione diffusa («lessicalizzata», dicono i linguisti), compresa da quasi tutti, mentre «avere il jazz» no… In realtà si può capire, ma solo in opposizione all’altra espressione; il procedimento, alla fine, è poco immediato.

    Insomma, si tratta di uno dei non infrequenti quirk espressivi della nostra amica – come diceva la mia nonna milanesissima, o masalla, o mantegnilla (trad. it. «o l’ammazzi, o la maniteni così com’è»).

  16. andrea403

    Che però, in opposizione all’altra espressione, verrebbe da pensare l’esatto contrario di quello che vuole intendere l’autrice: “ho il blues” quando sono apatico e malinconico, “ho il jazz” quando non riesco a stare fermo un minuto… :P

    (comunque, per quanto mi concerne, vabbene tenercela così com’è, a quella)

  17. laphilo Autore articolo

    @squa ma io non lo so che posso fare nel complessino jazz, forse la cantante, potrei fare tutti quei gorgheggini!

    @ipo cioè fammi capire, quello ti ha avvertito? ti avrà detto: vai a vedere che ha scritto quella scellerata! mi parete il gatto e la volpe. ripeto: sì lo sapevo che era appropriato blues, ma jazz mi “suonava” più bello, c’era l’assonanza con tristezza e pure il senso di straniamento da scelta discutibile.
    certo, il mio errore da dilettante è che avrei dovuto tenere in maggiorn conto voi due, che su certe cose siete degli scassapentole. eh. :D

    @403 oh, ma insomma, questo è il blogghetto mio, ci scrivo come mi pià! ma vedi questo oh.

  18. Ipofrigio

    Senti come Sarah Vaughan – qui è con il trio del dimenticato Kirk Stuart – stira e accorcia i valori delle note, non facendo mai cadere un accento dove te l’aspetteresti. Sarah è stata la più grande cantante del jazz (sorry Billie, sorry Ella), mi fa proprio venire il jazz!

  19. Ipofrigio

    ti avrà detto: vai a vedere che ha scritto quella scellerata!

    No! Era solo un po’ preoccupato perché non avevo ancora detto la mia…

    mi parete il gatto e la volpe.

    Sì, ma questo è un altro discorso.

  20. squa

    ma sei sicura che i gorgheggi jazz li sai fare, che poi ti scappano blues e chi li sente quelli?
    Poi mo’ tocca dare un strumento anche a Ipofrigio. Io per me, se posso, faccio quella seduta al tavolo con un bicchiere di vino in un calice alto, con l’aria molto seria, finto distratta, che batte il piede a tempo, ma dentro è proprio blues

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