IL post del Natale a Milano

Natale a Milano, ll primo senza millemila parenti, senza viaggi interminabili in treno fino a Caserta, in aereo fino a Napoli, o in macchina con i famosi passaggi da emigrante, quelle macchinate di gente che a stento si conosce , che alle feste comandate stipa le macchine di emigranti fino alle rispettive uscite dell’autostrada, Caianello nel mio caso, coi padri in attesa ai caselli che telefonano ogni 5 minuti, a che altezza state? Che poi non si torna subito a casa no, si fa la chiamata in cucina per sapere se manca qualcosa, no non manca niente, spè ma l’avete presa la mozzarella? vabè già che state prendete un altro poco di pane, ne abbiamo solo 3 kili, non si sa mai.
Il primo natale che mi sono svegliata e non c’era odore di ragù, ho messo la moka sul gas senza dover spostare il pentolone della minestra di scarole con le polpettine, quelle minuscole che ogni anno io e mia sorella diciamo dai compriamo la macchinetta che fa le polpettine, no, smettetela, a mano si devono fare che vengono più buone.  e non c’era da spostare nemmeno la tiellona di terracotta col ragù tuppiante, o la teglia con la genovese, non c’era mio padre in giro a contare le sedie, spostare il divano per fare spazio ai tavoli, accendere l’albero per fare atmosfera, ma quanti siamo quest’anno ma si può sapere?  conta una ventina. si ma 20, 21, 23, quanta gente siamo? vabè conta 25 al massimo stiamo più larghi. Ma tu (io) ancora in pigiama stai? e spicciati che bisogna apparecchiare la tavola. Avete incartato tutti i regali? Papà ià accendi il camino, no accendilo tu che sei più brava, ma fa freddo non voglio uscire a prendere la legna e poi sto ancora in piagiama. E spicciati! E ancora: prendete un tovagliolo grande per zio senò poi si macchia la cravatta col ragù, e i bicchieri, li avete puliti i bicchieri? Scendi in giardino a’mamma e prendi un po’ di rami di pino per decorare la tavola, ma no ià che fa freddo e poi sto in piagiama! Ancora??? e spicciati a’mamma che mò arrivano tutti!

Niente, silenzio. Nessun siparietto natalizio, la mia cucina vuota, io seduta in poltrona in pigiama, eh sì, certe abitudini non cambiano, i fornelli inattivi, tranne quello timidino con la moka, che sisà, il caffè deve salire lento lento…. nessun odore, nessun suono. Anzi no, un suono sì, uno dei condomini è una settimana che prova i notturni di Chopin. pure la mattina di natale. si vede che è studioso. e chi lo sa chi è.
Ma non ero per niente triste, anzi,  cara Milano, è tutto merito tuo, un natale nuovo, con pochi suoni, molto meno cibo del solito, tutto tranquillo. Dopo le settimane di lavoro in libreria ci voleva.
Mi sono goduta il caffè della mia nuova vita milanese come il primo caffè dell’emigrante che torna dall’australia dopo 20 anni e ritrova i suoi sapori.
Solo che io non sono tornata. Sono rimasta.
Ma non poteva durare troppo questa pace, cara Milano, non ti credere che i miei genitori si fanno fare fessi da te, dai tuoi ritmi… sì essi sono venuti a Milano, perchè se maometto non va alla montagna, la montagna si mette sulla macchina e si fa pure la coda a barberino per vedere a maometto, ma prima passa a prendere la mozzarella però.
Dovevano venire a prendermi alle 11 per andare al lago di Como.
Ore 9,30 driin! buon natale a’mamma sei pronta? no sto bevendo il caffè. ià scendi, colazione facciamo per strada. no ià che è presto, salite che non sono pronta e poi… sto ancora in piagiama.
e spicciati!

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3 pensieri su “IL post del Natale a Milano

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